Gentile Mariella, dopo il Liceo Scientifico si è laureata in Ingegneria Termomeccanica e ha poi conseguito un Dottorato di Ricerca in Energetica. Com’è giunta a queste scelte? E’ sempre stata portata per le materie STEM fin da piccola? Cosa sognava di fare “da grande”?
La mia passione per le materie scientifiche è nata presto, ma più che un’inclinazione naturale, credo sia stata una curiosità innata a guidarmi. Fin da piccola, ho sempre avuto un forte desiderio di capire come funzionasse il mondo intorno a me. Crescendo, questa curiosità si è orientata sempre più verso le materie scientifiche, apprezzando comunque molto anche quelle umanistiche, e concretizzata in scelte naturali nel mio percorso di studi: prima il Liceo Scientifico Tecnologico, che mi ha permesso di approfondire il ragionamento logico e le scienze, e poi Ingegneria Termomeccanica che combina fisica ed energetica. Infine, la scelta di proseguire con un Dottorato in Energetica: avevo il desiderio di approfondire ulteriormente le mie conoscenze e contribuire alla ricerca applicata in un settore in cui credo profondamente per il futuro del nostro pianeta e della nostra società. E l’ho fatto in collaborazione con l’azienda per cui ora lavoro.
Cosa sognavo di fare “da grande” quando ero una bambina? Non avevo in mente un lavoro specifico, ma sapevo che volevo fare qualcosa che mi permettesse di costruire, innovare e risolvere problemi. Mi piace pensare che sto realizzando quel sogno attraverso la mia carriera attuale.
La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso? La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?
Sì, la scuola ha certamente giocato un ruolo importante nel mio orientamento verso le materie STEM, ma sono stati soprattutto alcuni insegnanti a fare davvero la differenza. Quando ero studentessa, non si parlava ancora di STEM; di lì a poco si sarebbe iniziato a farlo. Mi reputo molto fortunata: lungo il percorso ho incontrato insegnanti di materie scientifiche appassionati, profondamente innamorati della loro materia e capaci di trasmettermi non solo conoscenze, ma anche entusiasmo e determinazione. Sono persone che mi hanno anche motivato a credere nelle mie capacità e a pormi obiettivi ambiziosi, incoraggiandomi a spingermi oltre i miei limiti. Quest'ambizione, per me, ha sempre avuto una connotazione positiva: è stata una spinta a crescere e a migliorarmi continuamente, piuttosto che una semplice ricerca del successo.
Anche la mia famiglia non solo mi ha supportata, ma ha scommesso su di me, lasciandomi cadere e rialzare, ma restando sempre presente e appoggiando le mie inclinazioni e il mio desiderio di esplorare e apprendere. A distanza di anni, continua a ripetermi che ogni scelta importante è stata quella giusta."
Dopo la laurea e il Dottorato conseguiti presso l’Università Politecnica delle Marche e un post-doc presso il Politecnico di Milano è entrata in Saipem dove oggi ricopre il ruolo di Manager dell’Innovazione. Ci può descrivere il suo percorso professionale e di cosa si occupa?
Sì, oggi ricopro il ruolo di Manager dell’Innovazione in Saipem, una grande azienda multinazionale, leader globale nei servizi di ingegneria per la progettazione, costruzione e gestione di infrastrutture e impianti complessi nel settore energetico a terra e in mare, dove ho l’opportunità di lavorare in un contesto dinamico e orientato al futuro.
l mio percorso professionale è stato segnato da motivazione, impegno e senso di appartenenza. Ho iniziato il mio cammino in Saipem già durante gli studi, scrivendo la tesi di Laurea e di Dottorato in collaborazione con l’azienda. Dopo un post-doc su un tema ingegneristico rilevante per il mio settore, la simulazione numerica di trasporto di fluidi multifase, sono entrata ufficialmente in Saipem come leader di disciplina, poi responsabile dell’Open Innovation per una linea di business, fino a ricoprire oggi il mio ruolo attuale nel Chief Technology Innovation Office a livello corporate. Di cosa mi occupo?
Coordino e promuovo progetti innovativi, esplorando soluzioni tecnologiche avanzate e sostenibili che possano contribuire a un’evoluzione positiva del settore energetico, collaborando con grandi partner industriali ma anche piccole realtà innovative come start-up e con centri di ricerca e Università. Il mio lavoro include l’individuazione e la valutazione di nuove tecnologie, collaborando con team multidisciplinari per favorire idee innovative e trasformarle in soluzioni concrete. Fondamentalmente faccio quanto da bambina desideravo fare “da grande”.
Questo ruolo richiede non solo una visione strategica, ma anche la capacità di adattarsi e di saper guardare oltre le sfide immediate. E questo è quello che ho cercato e cerco sempre di fare, guardare oltre le sfide immediate. E per farlo ci vogliono molta motivazione e tanto impegno.
Ha qualche progetto per il futuro? Sogno nel cassetto?
Per il futuro, mi impegnerò per continuare a crescere nel mio ruolo, espandendo sempre di più l’impatto dell’innovazione all'interno dell'azienda e contribuendo alla trasformazione del settore energetico. Mi piacerebbe anche ispirare altri giovani professionisti, dimostrando che impegno e senso di appartenenza sono valori fondamentali per costruire una carriera appagante. Ho il privilegio di essere membro industriale del Collegio dei Docenti del corso di Dottorato in “Energy Transition and Sustainable Production Systems” dell’Università di Brescia e del Comitato di Consultazione del Corso di Laurea Magistrale in “Georesources And Geoenergy Engineering” del Politecnico di Torino oltre che collaborare con altri Università e Centri di Ricerca: mi piacerebbe anche contribuire sempre di più nel supportare le studentesse e gli studenti verso le tematiche energetiche più rilevanti per il mondo del lavoro, colmando il divario tra formazione e competenze richieste dal nostro settore, promuovendo l'innovazione e investendo in capitale umano preparato ad affrontare le sfide della transizione energetica.
Nel suo percorso di studi o nella sua carriera, ha incontrato difficoltà in quanto donna?
Nel mio percorso di studi e nella mia carriera non ho mai incontrato difficoltà legate al mio essere donna. Sono consapevole che, purtroppo, questa non è l’esperienza di tutte, e mi ritengo fortunata di aver potuto lavorare in contesti dove il merito e le competenze sono sempre stati al centro dell’attenzione. In particolare, l’azienda per cui lavoro crede profondamente nel valore delle capacità individuali, senza alcuna distinzione di genere o di altro tipo, e questo ha avuto un impatto significativo sulla mia esperienza professionale, permettendomi di crescere e contribuire senza limitazioni. Sento di essere valorizzata per ciò che posso portare, e questo ambiente inclusivo rafforza la fiducia e la motivazione lungo percorso.
C’è qualche consiglio che può dare alle ragazze che amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada ma hanno ancora incertezze e timori?
Il principale consiglio è di affrontare il percorso STEM con sicurezza e determinazione, lasciando cadere incertezze e timori e costruendo la carriera, scolastica prima e professionale poi, basata su passioni e capacità. Conoscenza e innovazione non conoscono barriere di genere. L’interesse genuino è la chiave per superare le sfide e continuare a crescere. Il percorso STEM può essere impegnativo, ma ogni sfida è un’opportunità per imparare. Affrontarle con determinazione e vedendole come un modo per rafforzare le proprie competenze è la chiave del successo.