Professoressa ordinaria di farmacologia al Dip. Sci Farmaceutiche, Università degli Studi di Milano
Presidente, Italian Purine Club (associazione scientifica non-profit che raccoglie i ricercatori italiani e stranieri interessati alla fisiopatologia della trasmissione purinergica)
Vice Presidente, Comitato Etico per la Ricerca di Ateneo, Università degli Studi di Brescia
Membro del Consiglio Direttivo del Cluster Lombardo Scienze della Vita
Past President, Gruppo2003 per la ricerca (Highly cited scientists)
Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana
Prorettrice vicaria e con delega a Ricerca e Innovazione dal 2918 al 2024
Prof.ssa Abbracchio, dopo aver conseguito la laurea con lode in Farmacia presso l’Università degli Studi di Milano, la specializzazione in Tossicologia Sperimentale e un Dottorato in Medicina Sperimentale, ha arricchito il suo percorso formativo sia in Italia che all’estero – dagli studi alla Medical School di Houston fino all’esperienza come Honorary Research Fellow all’University College London. Cosa l’ha spinta a intraprendere questo percorso e ha sempre nutrito una naturale inclinazione verso le materie STEM fin da giovane?
Sì, devo dire che fin da piccola ho nutrito una forte passione per le materie scientifiche, soprattutto per tutto quello che riguardava la medicina e il corpo umano. In realtà, nutrivo una profonda curiosità per tutto quello che mi circondava e sentivo che ogni cosa nuova che imparavo mi arricchiva e mi entusiasmava a continuare, perché mi apriva nuove porte su universi inaspettati. Smontavo e rimontavo le teste delle bambole per capire come funzionasse dall’interno il meccanismo di apertura e chiusura degli occhi. Mi interessava capire come funzionassero i nostri organi ed ero affascinata dalla bellezza e perfezione della natura. Fin da giovanissima, ho pensato di dedicarmi alla ricerca, e quando poi è arrivato il momento di scegliere che studi fare, mi sono orientata verso le materie STEM. Anche se al liceo ho voluto scegliere intenzionalmente studi classici, perché tutti mi dicevano che, fatti quelli, avrei potuto studiare tutto quello che volevo. Ed era vero. C’è molta ricerca e rigore scientifico nella traduzione dal greco, quando, a metà versione, da una singola parola, ti accorgi che forse hai sbagliato tutto e devi ricominciare da capo! Nella ricerca scientifica è la stessa cosa, scegli un’ipotesi da seguire ma non devi mai innamorartene, anzi devi stare attenta a tutti gli indizi e alle prove che passo per passo ti faranno capire se sei sulla strada giusta oppure no. E, se necessario, devi avere il coraggio di abbandonare la tua ipotesi e tornare indietro. La cosa più straordinaria del fare lo scienziato è la grande capacità di visione e di comprensione che ti dà su tutto, non solo sulla materia che stai studiando ma su tutto il mondo che ti circonda.
Ha costruito un percorso accademico di eccezionale successo, affermandosi anche come scienziata di rilievo internazionale, per approfondire il suo eccezionale cammino professionale, vi invitiamo a consultare i collegamenti indicati in calce. In breve, inventrice di 13 brevetti e membro consultivo dell’Accademia delle Scienze svedesi per la selezione dei candidati al premio Nobel in Medicina e Fisiologia. Potrebbe illustrarci il percorso che l’ha condotta fino ad oggi e descrivere le tematiche di ricerca su cui si concentra attualmente?
All’inizio della mia carriera scientifica, sono stata molto fortunata a svolgere la tesi sperimentale per la mia laurea in farmacia in un laboratorio di neuropsicofarmacologia, e ad iniziare così a studiare il cervello, cosa che di fatto mi ha accompagnato per tutta la vita. Anche se subito dopo la laurea, in America, da giovanissima, a soli 23 anni, ero in Texas alla Medical School di Houston, a fare ricerca su un argomento totalmente diverso, la tossicità da metalli. Mi era capitata la straordinaria opportunità di poter lavorare in un centro di ricerca di eccezionale importanza, nel quale lavoravano premi Nobel, nel quale Chris Barnard aveva messo a punto il trapianto di cuore (che poi effettuò per la prima volta sull’uomo a Cape Town), e nel quale veniva messo a punto, proprio in quegli anni, il trapianto di midollo osseo nelle leucemie. Era un posto straordinario dove si respirava scienza e innovazione e ci si sentiva alla frontiera del futuro. Lavoravo con un giovanissimo professore molto creativo e ambizioso, Max Costa, e ogni giorno ci inventavamo tutto, non solo gli esperimenti da fare ma ci costruivamo anche con le nostre mani gli strumenti che ci servivano per farli. Lì ho imparato davvero tutto, e, prima cosa, ho imparato che nulla è impossibile. Lì ho appreso il metodo, la trasparenza, il rigore della ricerca scientifica vera, l’etica e l’integrità dell’approccio scientifico che poi ho potuto applicare a qualunque argomento abbia mai affrontato, anche nelle mie scelte di vita personale. Un periodo epico, di grandissimo impegno e di entusiasmo straordinario, che ha forgiato tutta la mia carriera successiva.
Attualmente sono fortunata ad avere un laboratorio con una decina di scienziati entusiasti fra cui, orgogliosamente, 2 professori associati, un ricercatore tenure track e vari fra dottorandi e borsisti, con i quali lavoriamo allo sviluppo di nuove terapie riparative basate sulle cellule staminali per le malattie croniche del sistema nervoso centrale, quali sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica e ictus cerebrale.
Quali aspetti del suo lavoro le donano maggior soddisfazione e ispirazione? Ha progetti futuri o sogni nel cassetto che desidera realizzare?
Credo che uno dei privilegi maggiori del fare ricerca sia poter studiare per tutta la vita, approfondire un argomento, sviluppare un’ipotesi e cercare di dimostrarla in laboratorio. Una delle parti più belle del lavoro è cercare di capire come puoi arrivare al tuo obiettivo e programmare gli esperimenti, dai quali non riesci a mai staccarti del tutto, perché le idee migliori possono venirti di notte oppure allo specchio alla mattina mentre ti lavi i denti. Tutta la vita del ricercatore è permeata dalla curiosità, dalla voglia di capirne di più, dallo sviluppo pezzo per pezzo della tua teoria, e dalla gioia immensa che provi quando capisci che i tuoi presupposti erano corretti. Senza contare la soddisfazione enorme di pubblicare e presentare ai colleghi i tuoi risultati, e di aggiungere un tassello in più all’avanzamento delle conoscenze. Sentirsi parte di questo processo è una soddisfazione straordinaria, che ti ripaga degli inevitabili sacrifici e delle numerose rinunce, anche personali, che devi fare per tutta la vita per poter proseguire in questo mestiere così difficile, spesso così poco pagato ma che ti dà una straordinaria ricchezza intellettuale e capacità di capire le cose. L’altro aspetto incredibile sono le persone che incontri sulla tua strada. La ricerca è lavoro di gruppo e ogni scienziato che incontri e con cui collabori parla la tua stessa lingua, e vuole raggiungere le stesse cose. Non ci sono differenze di genere, di razza, di colore della pelle, di credo religioso e di provenienza sociale: nella scienza tutti e tutte sono uguali e, anche se permangono difficoltà nelle pari opportunità e nell’accesso alle carriere scientifiche, quello che otterrai dipende dalla tua intelligenza, dalla tua motivazione, dal tuo talento e dal tuo impegno.
Cosa desidero? Continuare a provare questo grande entusiasmo e permettere ai giovani che vogliono fare questo percorso di accedervi, secondo le loro predisposizioni naturali e secondo il loro merito.
In qualità di professoressa ordinaria e, dal 2018 al 2024, come Rettrice vicaria e pro-Rettrice per la Ricerca e Innovazione, ha introdotto iniziative innovative per ridurre il gender gap e favorire il rientro al lavoro delle mamme in ambito scientifico. Dalla sua esperienza sia professionale che personale, quali sfide ha incontrato in quanto donna nel mondo della ricerca e quali strategie ritiene possano migliorare la situazione?
Le sfide sono tante perché nonostante i progressi fatti permangono una serie di stereotipi “impliciti” (quelli che la Commissione Europea chiama “implicit bias”), che ancora contrastano le carriere femminili, soprattutto nell’area STEM. Fin da piccole, le bambine vengono dissuase ad affrontare carriere scientifiche, ritenute inadatte o troppo impegnative per le ragazze, e, soprattutto ritenute in contrasto con il ruolo di moglie e madre. Ci sono molti precedenti in proposito, che, insieme con la costituzionalista Marilisa D’Amico, abbiamo riportato nel libro scritto insieme a 4 mani “Donne nella scienza. La lunga strada verso la parità”, uscito un paio di anni fa. Oltre ai pregiudizi sociali, persistono difficoltà oggettive, quali la mancanza di asili nido e di sostegni economici adeguati, e la permanenza di differenze di reddito, a parità di mansioni, fra uomo e donna; tutto questo rende più difficile per le ragazze la conciliazione fra vita professionale e vita personale. Nella mia lunga carriera, oltre a toccare con mano queste difficoltà (che si possono certamente superare con il sostegno della famiglia e delle istituzioni), mi sono resa conto, seguendo le mie giovani collaboratrici, che uno dei momenti più critici della vita di una scienziata è proprio la maternità, dalla quale si rientra con grande difficoltà, soprattutto se si è ancora precarie dal punto di vista lavorativo. Statistiche a livello europeo confermano che la maternità è la causa primaria di abbandono della carriera scientifica da parte delle ragazze, ed è la maggiore responsabile della cosiddetta “leaking pipeline”, la perdita di talenti femminili, che non nuoce soltanto ai singoli, ma rappresenta un ostacolo economico alla crescita della società. Per questi motivi, come prorettrice vicaria della Statale di Milano, a partire dal 2022, ho promosso l’istituzione di una policy di ateneo per la genitorialità dei giovani scienziati e scienziate, e il primo Re-starting grant per il rientro dalla maternità di scienziate non assunte ancora a tempo indeterminato, con bimbi di età inferiore ai 12 mesi. Grazie a questo grant, 6 giovani ricercatrici mamme, due dell’area Scienze della vita, due dell’area Fisica e Ingegneria, e due appartenenti all’area Scienze umanistiche e giuridiche, sono potute rientrare al lavoro grazie ad uno stipendio di 40.000 € all’anno e ad un piccolo fondo per le loro ricerche. E’ una piccola cosa, che vuole però rompere il ghiaccio e, se possibile, rappresentare un esempio da seguire anche in altre istituzioni.
Il suo libro “La Scienza al femminile”. Raccoglie storie e testimonianze di donne che hanno raggiunto grandi traguardi nel mondo della scienza. Quale messaggio e quali consigli vorrebbe trasmettere alle giovani donne che aspirano a intraprendere una carriera accademica ma che, per timori o incertezze, esitano a fare il primo passo?
Nel libro, edito insieme con il prof. Giacomo Lorenzini dell’Università di Pisa, oltre ad analizzare gli ultimi dati relativi alla parità di genere nella scienza, riportiamo le testimonianze di 10 scienziate. Alcune di queste hanno scelto di raccontare le storie di altre scienziate, che con il loro esempio e la loro determinazione le hanno ispirate e orientate a perseguire i loro percorsi scientifici, svolgendo la funzione importante di “role model”. Altre invece hanno scelto di raccontare le loro storie personali, con grande spontaneità e leggerezza, condividendo anche aspetti molto personali, sia episodi positivi che le difficoltà incontrate. E’ importante testimoniare non solo i vantaggi e i privilegi di una carriera scientifica, ma anche gli ostacoli superati, affinchè le ragazze che iniziano ad affacciarsi al mondo scientifico possano riconoscersi sia nella passione che guida questa scelta che negli inevitabili momenti di scoraggiamento e difficoltà. E’ cruciale far vedere che, se si mette a frutto il proprio talento e la propria motivazione, ce la si può fare, e che i successi e le soddisfazioni personali superano di grande lunga la fatica necessaria a raggiungere l’obiettivo.
Grazie per aver condiviso con noi il suo percorso e le sue esperienze. Desidera aggiungere qualche riflessione finale per ispirare le nostre ragazze?
Ragazze, seguite le vostre passioni. Non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà: affrontatele una per volta, con la stessa determinazione pragmatica con cui fate ricerca. Non abbiate timore di avere paura. Chiedete aiuto, e condividete i problemi, troverete sempre qualcuno che ha affrontato quell’ostacolo prima di voi. Buona fortuna!