Alberta Pelino

President Young Ambassadors society, CEO Fibi

Alberta Pelino è una delle voci più brillanti e influenti della nuova generazione italiana. Laureata in Economia alla Bocconi, con esperienza internazionale nel settore finanziario, ha scelto di dedicarsi all’innovazione sociale, fondando la Young Ambassadors Society, organizzazione ufficiale dei gruppi giovanili del G7 e G20. È anche fondatrice di Fibi, una startup ad impatto sociale nata per colmare il divario finanziario di genere. Con il suo impegno, Alberta porta le istanze delle nuove generazioni nei luoghi dove si prendono le decisioni che contano.

Alberta, ha conseguito una laurea in Economia alla Bocconi e ha iniziato la sua carriera nel settore finanziario a Londra. Come ha maturato questa scelta e quali esperienze l’hanno portata a muovere i primi passi in quel mondo?

Ho fatto la triennale in Economia all’Università di Tor Vergata, a Roma. Non avevo le idee chiare su cosa volessi fare dopo, ma ero curiosa di capire come funzionasse il mondo, e speravo che studiare economia potesse darmi degli strumenti per farlo.

Dopo Tor Vergata, ho deciso di proseguire gli studi in Bocconi, con l’obiettivo di aprirmi più sbocchi internazionali possibili. Per riuscirci, ho ottenuto un prestito di merito — cioè senza bisogno di garanzie — che mi ha permesso di coprire i costi dell’università e che ho poi restituito una volta iniziato a lavorare. Ci tengo a citarlo perché a volte esistono soluzioni non scontate, ma che possono davvero fare la differenza.

Tra il primo e il secondo anno di specialistica ho fatto un internship a Londra, nella banca d’investimento Goldman Sachs. Sarò onesta: all’inizio l’ho fatto per motivi economici, perché quello stipendio mi ha dato la possibilità di ripagare il prestito e diventare economicamente indipendente.

Dopo l'internship ho ricevuto un’offerta full time e così è iniziata la mia carriera nel trading, con tre mesi di formazione a New York e poi il lavoro a Londra. Gli anni in finanza mi hanno dato moltissimo e mi hanno anche fatto appassionare. Ho imparato tanto, sia sul funzionamento dei mercati finanziari globali e del sistema economico, sia in termini di leadership e imprenditorialità. E mi hanno dato la possibilità di vivere a Londra, città dove sono ancora di base e che amo moltissimo.

Dopo l’esperienza nella finanza, ha deciso di dedicarsi all’innovazione sociale. Nel 2023 ha fondato Fibi, una startup ad impatto sociale che lavora per ridurre il divario finanziario di genere. Cosa l’ha spinta a cambiare direzione? Com’è nata questa iniziativa e quali obiettivi si pone?

Dopo otto anni in finanza, durante i quali ho imparato moltissimo, ho iniziato a non sentirmi più davvero appassionata del mio lavoro. A quel punto avevo raggiunto un’indipendenza economica che mi permetteva di fare scelte diverse per la mia vita. Sentivo il bisogno di dedicarmi a qualcosa che potesse avere un impatto positivo sulle persone.

Così ho deciso di dimettermi e fondare Fibi, con l’idea di utilizzare le competenze acquisite nel mio lavoro in trading per aiutare altre ragazze e donne a diventare finanziariamente indipendenti e, se lo desiderano, a diventare investitrici. Per me la finanza è stata uno strumento concreto per raggiungere i miei obiettivi e realizzare i miei sogni. Ed è proprio questo che voglio trasmettere con Fibi.

Il nome Fibi viene da una divinità greca rappresentata sull’Altare di Pergamo mentre combatte contro i giganti lanciando una torcia — simbolo della conoscenza. Questo è il nostro spirito: vogliamo sfidare e abbattere gli stereotipi ancora molto radicati nel mondo della finanza, usando la conoscenza finanziaria come strumento di cambiamento.

Con Fibi stiamo lanciando una piattaforma digitale che, anche attraverso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, aiuta a gestire il proprio denaro, analizzare il budget e prendere decisioni di investimento in modo consapevole. Ma Fibi non è solo una piattaforma: vogliamo costruire una vera community di donne che investono sulla propria indipendenza finanziaria. Per questo organizzeremo workshop ed eventi in presenza in tutta Italia.

A soli 19 anni ha fondato la Young Ambassadors Society (YAS), oggi punto di riferimento per la partecipazione giovanile nei contesti ufficiali del G7 e G20. Nel 2024 ha ricoperto il ruolo di Chair del Y7 Italia, portando la voce dei giovani ai tavoli del G7. Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere — culturali, sociali o strutturali — che ostacolano in particolare le ragazze nell’accedere a ruoli di leadership? E cosa possiamo fare, concretamente, per superarle?

Sono ancora tantissime le barriere che ostacolano l’accesso ai ruoli di leadership, sia per i ragazzi che per le ragazze — ma per le ragazze ancora di più. In Italia, ad esempio, il numero di donne che ricoprono il ruolo di CEO si ferma al 4%. Percentuale che resta più bassa sia rispetto alla media globale (6% di CEO donne), sia rispetto a quella europea (7,3%).

Tra le barriere, mi vengono subito in mente diversi fattori culturali e strutturali: gli stereotipi di genere, la mancanza di modelli femminili di riferimento, il carico di lavoro domestico che grava ancora in modo sproporzionato sulle donne, e un sistema di accesso alle opportunità che, anche quando non è apertamente discriminatorio, spesso non è equo.

Tra le cose che possiamo fare, concretamente, ci sono almeno tre livelli di intervento. Il primo è culturale: passa dal linguaggio, dai modelli a cui esponiamo le nuove generazioni, dall’educazione. Il secondo è strutturale: servono politiche e strumenti che facilitino la partecipazione delle donne, come l’accesso paritario ai finanziamenti, la flessibilità lavorativa e la trasparenza nei processi di selezione. Il terzo è personale: dobbiamo incoraggiare le ragazze a farsi avanti, a rivendicare gli spazi che spettano loro, cominciando dalle nostre amiche, sorelle, colleghe — da tutte le ragazze e le donne che ci circondano.

Con YAS, siamo molto felici di vedere che sempre più ragazze si candidano ai nostri progetti e affrontano con successo le diverse fasi di selezione. Quest’anno, ad esempio, abbiamo selezionato delegazioni a maggioranza femminile per partecipare ai prossimi engagement group del G7 e G20 in Canada e Sud Africa. È stato un risultato completamente meritocratico. Non vediamo l’ora di continuare a formare e supportare giovani leader che possano fare la differenza e diventare punti di riferimento per tante altre donne.

Che consiglio darebbe a una ragazza piena di idee e talento, che sogna di avere un impatto nel mondo ma si scoraggia, temendo che il percorso sia troppo difficile in un mondo ancora troppo chiuso?

Preferisco essere molto sincera: non sarà sempre facile. Ci saranno giorni in cui ti sentirai di poter spaccare il mondo, e altri in cui magari non riuscirai nemmeno ad alzarti dal letto. Penso capiti a tutte e tutti.

Questi sono alcuni consigli pratici che hanno aiutato me nel mio percorso:

● Circondarsi delle persone giuste, che credono in noi. Amiche e amici che ci aiutano - e che aiutiamo - a essere ogni giorno la versione migliore di noi stesse, e che sanno sollevarci nei giorni in cui tutto sembra grigio. Avere accanto chi crede in te, soprattutto quando tu fai fatica a farlo, è fondamentale.

● Cercare mentori, persone che credano davvero in noi e possano accompagnarci nel nostro percorso personale e professionale.

● Raggiungere il prima possibile la propria indipendenza economica. Vuol dire avere i propri soldi, ma anche imparare a gestirli in modo consapevole. L’indipendenza economica è uno strumento potentissimo per costruire la vita che sogniamo di vivere.

● Viaggiare, se si può. Scoprire il mondo, altre culture, uscire dalla propria comfort zone. Io ho iniziato a farlo appena ho potuto, con pochissimi soldi in tasca. Non è stato sempre facile, ma è stato sempre incredibilmente formativo: ha avuto un impatto profondo sulla mia crescita personale e professionale.

● E, anche se può sembrare banale: provarci sempre. Perché se non ci provi, non saprai mai cosa sarebbe potuto accadere. E cerca di non farti frenare da ciò che

pensano gli altri: alla fine, ogni sera, prima di andare a letto, dobbiamo principalmente fare i conti con noi stesse, e non con chi ci guarda da fuori.