Giornalista scientifica professionista, è vicepresidente e referente per i progetti europei di EUSJA e fa parte dei direttivi di UGIS e Gus Lombardia. Con la sua agenzia ECPartners sviluppa iniziative contro la disinformazione e per le pari opportunità.
Ha diretto la comunicazione della Provincia di Milano ed è stata Capo Ufficio Stampa in importanti istituti sanitari come IRCCS Besta, ASST G. Pini e IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori. Collabora con Rai, quotidiani e riviste nazionali, cura rubriche sui finanziamenti europei per testate e televisioni e partecipa regolarmente al dibattito pubblico su scienza, salute e società.
Attiva in numerose associazioni, da Donne e Scienza a Fondazione Bellisario, promuove l’integrazione delle competenze umanistiche nei progetti di intelligenza artificiale e l’uso consapevole del linguaggio per contrastare bias e fake news.
Come formatrice e consulente tiene corsi per giornalisti, docenti e ricercatori, ed è ufficio stampa della Commissione Europea per il concorso EUCYS “I giovani e le scienze”. Partecipa inoltre a progetti Erasmus, Horizon e di Science Journalism.
Cinzia, il suo non è un profilo STEM, avendo una laurea in lettere, ma il suo percorso l’ha portata inizialmente a diventare giornalista professionista specializzata in ambito scientifico. Com’è nata la sua passione per le STEM? Ci racconta poi il suo percorso imprenditoriale e di cosa si occupa attualmente?
Ho scritto il mio primo articolo su tematiche europee su “Il Giornalino” e ho vinto un premio; poi quando avevo 16 anni ho vinto un bando della Rai e dell’Europeo con un altro mio articolo sempre su tematiche europee e a seguire mi sono specializzata sui bandi e finanziamenti europei per la ricerca; con rubriche mie su Corriere della sera, su La Voce, e via via su altre testate giornalistiche. Attualmente sono sempre specializzata sui progetti europei per la ricerca e sui bandi europei e ho come rubriche fisse dieci pagine ogni mese- mio “inserto PM” su ITALIAOGGI7, settimanale nazionale; due pagine – mia rubrica fissa “Pillole d’Europa” su Affaritaliani.it; due pagine ogni mese “Sportello Europa” sul mensile nazionale PMI; due pagine ogni mese “A domanda, risposta” sul mensile Panorama Sanità. Inoltre ho fondato nel 1989 una mia agenzia stampa ECPARTNERS (www.ecpartners.it), proprio specializzata sui progetti e i finanziamenti europei inerenti la ricerca, innovazione e sviluppo; ho vinto bandi europei per progetti di dissemination di progetti di ricerca europei e sono ufficio stampa dal 1989 per la Direzione Generale Ricerca della Commissione europea del concorso annuale “I giovani e le scienze” e della FAST- Federazione delle Associazioni Scientifiche e Tecniche. Probabilmente è la mia cultura classica (liceo classico “Berchet”) e gli esami universitari di greco antico e letteratura greca e latina, oltre che la passione per la filosofia e la fisica che, nel mio percorso di crescita professionale, mi hanno portata verso un approfondimento delle così dette “STEAM”. Ricordiamo Giordano Bruno e la sua frase: ”Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all'uomo, non servirà all'uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l'uomo”. Alla base di tutto serve spirito critico, evitare forme di dogmatismo, essere sempre curiosi. Inoltre l’osservazione della natura, della sua perfezione ci porta inevitabilmente come
esseri umani ad apprezzare la matematica, l’armonia del creato. E poi c’è l’azienda di famiglia, Simplex Rapid, e la passione di mio padre per la realizzazione di macchine per molle innovative con i suoi brevetti e la storia delle molle che mi ha sempre interessata. L’azienda Simplex Rapid è stata fondata nel 1948 ed è un'azienda di riferimento nel settore delle macchine per molle e per la lavorazione del filo metallico. La storia delle molle affonda le radici nel XV secolo, quando vennero impiegate per la prima volta in orologi e lucchetti per sostituire i sistemi di pesi, e mi ha avvicinata alle STEM. Le molle sono usate per assorbire gli urti comprimendosi e restituendo energia; le molle forniscono un supporto elastico che si adatta al corpo; le molle si allungano per immagazzinare energia cinetica e poi la rilasciano. Durante il covid, tutti/e/* dicevano “Non mollare”. Alla base della nostra esistenza c’è la forza elastica di ognuno di noi, la forza con cui la molla si oppone alla sua deformazione (compressione o allungamento) può essere presa ad esempio per rimanere saldi, capaci di adattarci, di essere elastici e di non lasciarci “deformare” da tutto ciò che potrebbe “comprimerci”. Io non lavoro nella azienda di famiglia, ma ho creato la mia attività ECPARTNERS e ho saputo adattarmi e anticipare i cambiamenti anche della professione dell’informare e del comunicare al fianco di aziende sia pubbliche che private. Collaboro con la rete ERN per le malattie rare (in particolare per la miastenia di cui sono ufficio stampa della associazione italiana ed europea) e collaboro con la rete EEN della Commissione europea con la Fast per progetti di cooperazione tra pmi e centri di ricerca e sviluppo.
Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato recente di cui è particolarmente orgogliosa?
I progetti che mi appassionano di più sono sicuramente quelli che comunico con la mia agenzia stampa ogni anno e che sono inerenti il concorso europeo “I giovani e le scienze” della Commissione europea e della FAST perché testimoniano che i giovani sono molto attivi, preparati e motivati a migliorare il mondo e sono veramente molto contenta di poter dare rilievo sui media italiani ed esteri della loro inventiva, dei loro profili, dei loro prototipi che spaziano in diverse discipline STEAM e che spesso ogni anno ricevono premi sia italiani che esteri dimostrando la qualità della formazione e dell’istruzione e della dedizione italiana al Sapere. Inoltre sono entusiasta dei progetti di ricerca e faccio attività di dissemination cercando di motivare le pmi a utilizzare i fondi europei sempre di più. La mia è una sorta di “mission”; scrivevo e parlavo di Europa quando nessuno ne parlava; oggigiorno organizzo corsi di aggiornamento professionale per l’ordine dei giornalisti per fare in modo che altri miei colleghi scrivano di dati reali sui progetti di ricerca europei e sulle normative europee; realizzo con slancio progetti contro le fake news e per un utilizzo corretto ed etico dell’AI sia nella professione giornalistica che nelle altre professioni; si tratta della sfida primaria a cui invito tutti perché tutti/e/* siamo coinvolti nell’adeguare la nostra alfabetizzazione digitale sia come cittadini che come lavoratori in tutti i settori ma soprattutto nelle STEAM contro i bias e contro le discriminazioni di genere che sono in aumento on line. Faccio anche progetti europei di giornalismo investigativo che manca molto in Italia, paese in cui il giornalismo sta degenerando in modo preoccupante.
Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere che limitano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM? E cosa si può fare, concretamente, per superarle?
Faccio parte del progetto “Talent Program” della associazione europea Wileurope con cui aiutiamo ogni anno le ragazze a individuare quali sono le barriere e a superarle con esempi concreti e attività gratuita di tutoraggio; diamo supporto anche alle donne inquadrate come “quadri” nelle aziende nel saper individuare i gap, i meccanismi di “ghettizzazione”, le tecncihe di manipolazione, tricks
etc. con cui colleghi maschi cercano di sminuirle in azienda o di far loro “sposare” l’idea “lavoro per il bene dell’azienda e degli altri e faccio un passo indietro volentieri come donna, tanto mi riconoscono ugualmente il valore” e che non consentono loro di diventare dirigenti o di fare carriera ed avere gli stessi stipendi dei loro colleghi; inoltre faccio parte della rete dei referenti delle biblioteche scientifiche ; ho creato il progetto “Bibliolife” per avvicinare giovani di età compresa tra i 14 e i 18 anni alle STEAM e sono socia della biblioteca meneghina Società del Giardino perché credo molto che la lettura possa avvicinare alle STEAM. Cosa si può fare? Tutti/e/* noi dobbiamo aiutare le ragazze a comprendere che devono in primis acquisire indipendenza economica e per poterlo fare devono studiare soprattutto le STEAM. Ricordatevi che anche le materie umanistiche sono importanti ma devono essere studiate con approccio scientifico. Ho amato esami universitari che univano lo studio della statistica alla analisi dei testi e dei dati della storia ad esempio. I progetti europei di cui sono partner richiedono team multidisciplinari e accanto all’ingegnere, c’è il/la/* filosofo, lo specializzato in statistica, in economia, in arte, in informatica etc. in quanto l’innovazione tecnologica permea tutte le discipline e modifica la comprensione di tutto ciò che viene analizzato e sviluppato, utile alla crescita economica e sociale dell’Unione europea. Pertanto consiglio alle ragazze di essere curiose, affamate di conoscenza in tutti gli ambiti, di partecipare agli incontri che organizzano le associazioni di cui faccio parte e non solo a quelli in cui donne parlano con altre donne di problemi/contenuti/progetti di donne, ma a panel internazionali e nazionali in cui ci sia sempre anche l’altro sesso a discutere con noi; chiedo alle ragazze, ma anche ai ragazzi di non essere supini, demotivati, schiacciati dai click, ma esseri pensanti che osservino la natura, dalla formica al ragno sul vetro di casa e che cerchino di capire quanta bellezza ci sia in tutte le discipline legata all’armonia matematica sottesa a tutto l’universo. Faccio incontri come cyberlady o con Valore D o come coach con l’associazione EWMD e Wileurope e anche come EUSJA per informare sulle professioni nuove (es. nel settore Spazio, nel settore Sicurezza digitale; nel settore Formazione etc..) e dare slancio alle giovani; aiutarle a non impigrirsi dinanzi ai devices, ma ad essere colme di domande, di spirito critico e piene di energia positiva, a fare ricerca, a mettersi in gioco sempre anche nelle piccole cose, a innovare tutto anche solo il modo di piegare un tovagliolo in un bisiness lunch e a proseguire a sorprendere se stesse e gli altri anche dopo i 60 anni (non ho mai capito perché, per la mentalità italiana, all’uomo di 60 anni si propongono avanzamenti e posti di lavoro prestigiosi e alle donne di 60 anni si propone di andare in pensione anticipata…ad esempio..); chiedo alle ragazze di viaggiare con zaino e sacco a pelo, andare negli ostelli, girare in bicicletta come ho fatto io nel nord Europa quando avevo 16/8 anni e di studiare le lingue per aprirsi la mente e non essere condizionate da pareri altrui, di partecipare ai progetti Erasmus – io non avevo Erasmus, i miei studi all’estero non avevano crediti formativi subito riconosciuti; ho conosciuto e intervistato il dott. Lenarduzzi alla Commissione europea, padre di Erasmus; non date per scontato quello per cui noi giovani allora abbiamo lottato…; cercate di evitare la profilazione, l’omologazione conoscitiva di basso livello on line dei vostri interessi; siate propulsive e sfidanti in tutti gli ambiti ogni giorno con il sorriso e la capacità di cooperare e di dialogare per Valori quali la pace, il rispetto dell’universo (stiamo inquinando già anche lo Spazio etc..), la cooperazione. Aiutate altre donne accanto a voi, perché gli uomini sanno fare “branco”, sanno fare “sistema”; dobbiamo imparare da loro; noi non ancora….siamo come uscite dalle “caverne” e , quando abbiamo la “clava” , prima molte purtroppo la usano solo per “bastonare” o tenere lontane altre donne e non va bene….!!!
Ha partecipato alla Primavera delle Pari Opportunità di STEAMiamoci, come è stata per lei questa esperienza?
E’ fondamentale informare sulle pari opportunità. In Italia gli psicologi maschi per le elezioni del consiglio, siccome erano in minoranza, si sono appellati al diritto alle pari opportunità e quindi alle “quote” di rappresentanza “blu”. Segno che il tema delle pari opportunità in un mondo del lavoro che cambia è trasversale e va oltre il “sesso”; rappresenta la chiave di volta per il rispetto e la presenza equa di tutti/e/* in ogni settore lavorativo. C’è una urgenza di ampliare la presenza di donne nel settore ICT, soprattutto nel machine learning per monitorare ed eliminare bias e discriminazioni nel mondo digitale ad esempio e combattere il sessismo imperante su Internet. Unirsi e collaborare per la Primavera delle Pari Opportunità è un passo ma serve un impegno costante.
Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le 5. Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le difficoltà?difficoltà?
Innanzitutto direi loro che se hanno timore è un buon segno, significa che sono attente a ciò che le circonda e sono consapevoli che senza una adeguata preparazione e fatica quotidiana non si arriva da nessuna parte; in secundis ricorderei loro tutti i profili di donne scienziate che non si trovano nei libri di storia, ma che hanno contribuito a cambiare il mondo in cui viviamo con le loro invenzioni e studi. Conoscere donne non solo come Marie Curie, Montalcini, ma anche quelle non molto conosciute come Tortula della Scuola Salernitana, Hedy Lamarr che nel 1942, brevetta il Secret communication system, un metodo di antintercettazione di siluri radiocomandati e che realizza un sistema per criptare le comunicazioni via radio alla base delle tecnologie di telefonia mobile e di sistemi wireless attuali; Ada Lovelace, Lise Meitner, Dorothy Crowfoot Hodgkin, Berta Benz, Mary Anderson e Charlotte Bridgwood che inventarono il tergicristallo; Margaret A. Wilcox, nata nel 1838 a Chicago, è invece l’inventrice del riscaldamento per auto; l’ammiraglio Grace Murray Hopper, riconosciuta come la “madre di computer” in quanto ha partecipato negli anni ’40 del secolo scorso allo sviluppo di quei calcolatori antenati dei nostri moderni computer, cellulari e intelligenza artificiale. Tra i premi vinti dall’ammiraglio Hopper c’è anche il Computer Sciences Man of the Year nel 1969. E’ importante studiare la storia e la vita delle donne scienziate e che hanno lavorato nelle STEM anche per sfatare l’idea che noi donne non ci siamo occupate in passato di scienza e tecnologia. Pensate all’ENIAC, il primo calcolatore digitale della storia; ebbene, per programmarlo ci lavorarono sei donne Kay Mauchley Antonelli, Jean Bartik, Betty Holberton, Marlyn Meltzer, Frances Spence, e Ruth Teitelbaum. Grazie a loro se nel 1949, John Von Neumann, uno dei più grandi matematici della storia moderna, usando proprio ENIAC, calcolò il valore della costante Pi greco con un numero di cifre per allora assolutamente straordinario: 2037. E il Pi Greco è una cifra usata per calcolare praticamente qualunque cosa connessa con la scienza, la tecnica e la matematica, la natura. Su quel numero sono stati costruiti palazzi che non crollano, calcolate orbite di pianeti corrette, progettati segnali di trasmissione radio che funzionano e sviluppata un'intera matematica che non sembra voler smettere di avere senso e sviluppo. La disparità di genere tra donne e uomini nelle materie Stem (science, technology, engineering, mathematics) si trova ancora a livelli molto alti ma abbiamo molte donne validissime anche oggi come Silvia Bodoardo che ha lavorato all'avvio del master europeo sull'Energy Storage ed è capo delle attività di formazione delle iniziative dell'Unione europea Battery2030+; o come Luisa Torsi ,autrice di oltre 200 articoli di carattere scientifico e di vari brevetti, che nel 2010 ha ricevuto il premio H. E. Merck ed è l'unica donna ad aver ottenuto questo riconoscimento, ed è stata la prima a essere nominata presidente della European Material Research Society. Torsi è stata anche inserita nei fumetti di Topolino: la scienziata ha ispirato il personaggio di Louise Torduck di Paperopoli; e che dire di Simonetta Di Pippo che è stata per otto anni direttrice dell'Ufficio per gli affari dello spazio extra-atmosferico delle Nazioni Unite; prima donna a ricevere il premio Hubert Curien, nominata cavaliere al merito nel 2006, durante la sua carriera di astrofisica si è battuta per la presenza delle
donne nell'ambito spaziale grazie alla fondazione nel 2009 dell'associazione internazionale Women in Aerospace Europe. Tra i vari riconoscimenti, infatti, ha ricevuto anche quello di International Gender Champion per l'Onu nel 2017. Il suo nome è stato assegnato all'asteroide 21887, che dal 2008 si chiama dipippo; e che dire di Cecilia Laschi e Barbara Mazzolai che lavorano al progetto Octopus e alla robotica soft, per la realizzazione di robot con materiali morbidi; e Francesca Dominici, ordinaria di biostatistica alla Harvard T.H. Chan School of Public Health, che si occupa dello studio di nuovi metodi statistici per l'analisi dei big data in ambito medico. Consiglio alle ragazze di conoscerle di “seguirle” e di evitare di seguire il Grande Fratello o la Zanzara e di evitare le fan di pseudo-influencer che dicono: “Non ho bisogno di lavorare, faccio la mantenuta e vivo con Internet”…in quanto studi scientifici evidenziano che c’è una “bolla” tra coloro che si fanno chiamare “influencer” perché spesso i loro “followers” sono per la maggior parte haters, persone che li prendono in giro, profili fake o profili legati al marketing e non sono destinati ad avere “vita” durevole; spesso troppi “profili” di poco contenuto qualitativo finiscono molto male nella vita reale o scadono nella pornografia on line o nel deep web.