Isabella Nova

Scienziata

Isabella Nova è Prorettrice Delegata e Vicerettrice all’Attuazione del Piano Strategico del Politecnico di Milano, dove è Professoressa Ordinaria di Chimica Industriale Tecnologica presso il Dipartimento di Energia. Laureata in Ingegneria Chimica presso lo stesso ateneo, ha conseguito il dottorato di ricerca in Chimica Industriale presso l’Università degli Studi di Milano. Ha firmato oltre 180 pubblicazioni ed è co-redattrice di un libro e diversi Special Issues. Detiene 3 brevetti internazionali. I numerosi successi nell’ambito della ricerca le hanno permesso di rientrare tra le 100Esperte in STEM, nella Top Italian Scientists e nella lista Inspiring Fifty Italy 2018. Dal 2023 fa parte del Consiglio di Amministrazione di Maire Tecnimont.

Isabella, il suo percorso l’ha portata a distinguersi in un ambito altamente innovativo. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava di costruire questa carriera?

Fin da piccola ho sempre avuto una forte curiosità verso ciò che non era immediatamente visibile, un desiderio di capire “cosa c’è dietro”. Ricordo che da bambina mi affascinava osservare le trasformazioni, come fare una torta, la lievitazione del pane, l’ossidazione dei metalli, e cercavo di capire il perché. A scuola amavo la matematica e la chimica: erano linguaggi che mi sembravano capaci di descrivere il mondo in modo accurato, logico ma anche creativo. Parallelamente, ho sempre sentito un amore profondo per l’ambiente e per la natura; mi ha sempre motivata l’idea di poter contribuire, attraverso la scienza, alla tutela e alla valorizzazione del nostro pianeta. Questa sensibilità ambientale mi ha portata a sviluppare una passione per le tecnologie innovative, capaci di orientare verso una crescita sostenibile. Non avevo un modello professionale preciso in mente, ma sapevo di voler contribuire a qualcosa che avesse un impatto concreto, e con il tempo ho capito che l’ingegneria chimica univa perfettamente la mia passione per la scienza, per l’ambiente e per la ricerca di soluzioni tecnologiche avanzate a problemi reali.

Oggi è un punto di riferimento nelle STEM tanto da essere tra le 100esperte della Fondazione Bracco. Ci racconta il suo percorso professionale e di cosa si occupa attualmente?

Dopo la laurea in Ingegneria Chimica al Politecnico di Milano, ho proseguito con un dottorato di ricerca in Chimica Industriale. Fin dall’inizio della mia carriera mi sono dedicata alla catalisi eterogenea e ai processi chimici per l’energia e l’ambiente, temi che continuano a guidare la mia attività scientifica. Oggi sono Professoressa presso il Dipartimento di Energia del Politecnico di Milano, dove non solo conduco attività di ricerca su marmitte catalitiche e sulla produzione di combustibili puliti come l’idrogeno, ma mi dedico con passione anche alla formazione delle nuove generazioni di ingegneri e scienziati, cercando di trasmettere loro le competenze e la curiosità necessarie per affrontare le sfide della transizione energetica e della sostenibilità ambientale.

In qualità di Prorettrice Delegata all’Attuazione del Piano Strategico, coordino la realizzazione delle azioni trasformative dell’Ateneo, lavorando in stretto dialogo con le strutture scientifiche, organizzative e con i portatori di interesse esterni. Questo ruolo mi permette di contribuire in modo

diretto all’innovazione dell’Università, favorendo una visione integrata tra ricerca, didattica e impatto sul territorio.

Dal 2023, faccio parte del Consiglio di Amministrazione di Maire Tecnimont, dove porto il mio contributo tecnico-scientifico con una prospettiva di innovazione sostenibile. Questo incarico rappresenta per me anche un’opportunità preziosa per rafforzare il legame tra il mondo accademico e quello industriale, promuovendo la valorizzazione delle competenze e la collaborazione tra Ateneo e impresa, affinché la ricerca universitaria possa tradursi in soluzioni concrete e sostenibili per il settore produttivo.

Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato recente di cui è particolarmente orgogliosa?

A dire la verità, pensando al mio percorso non ci sono progetti o risultati specifici che sento di dover isolare come particolarmente speciali: potrei dire tutto e niente. Ogni esperienza, ogni sfida affrontata, ogni piccolo traguardo ha contribuito a costruire chi sono oggi, sia dal punto di vista personale che professionale. Guardando indietro, quello che mi rende davvero felice è proprio la consapevolezza di essere soddisfatta di ciò che ho costruito, di avere una bella famiglia, di poter svolgere un lavoro che amo e soprattutto di essere serena con la persona che sono diventata. In fondo, la vera soddisfazione sta proprio nel sentirsi in equilibrio, riconoscendo il valore di ogni momento e di ogni scelta fatta lungo il cammino.

Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere che limitano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM? E cosa si può fare, concretamente, per superarle?

Le barriere che ostacolano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM sono prevalentemente di natura culturale e spesso iniziano a manifestarsi già molto presto nel percorso di crescita. Gli stereotipi di genere, le aspettative trasmesse dal contesto familiare e scolastico, la mancanza di modelli femminili di riferimento e una fiducia non pienamente sviluppata nelle proprie capacità contribuiscono a creare un clima in cui molte giovani donne finiscono per autoescludersi da percorsi che percepiscono come "non adatti a loro".

È fondamentale quindi agire su più livelli e in modo coordinato: dalla scuola primaria fino all’università, dalle aziende alle istituzioni pubbliche. Occorre lavorare per aumentare la visibilità delle donne nelle STEM, promuovere una maggiore consapevolezza delle opportunità reali, offrire esperienze di orientamento autentico e costruire reti solide di mentoring e supporto.

Inoltre, è necessario ripensare i linguaggi e gli immaginari collettivi: le discipline STEM non sono solo tecniche e razionali, ma anche profondamente creative, collaborative e capaci di incidere positivamente sulla società. Questi aspetti devono essere valorizzati perché parlano a tutte e tutti, non solo a un genere.

Penso sia importante trasmettere il messaggio che la scienza e la tecnologia non sono mondi impossibili e chiusi o riservati a pochi, ma rappresentano strumenti potenti per migliorare la qualità della vita e affrontare le sfide globali. Le ragazze devono sentirsi autorizzate a portare la propria unicità e il proprio contributo originale, senza temere di non essere all’altezza; ogni percorso richiede pazienza, ma con determinazione e sostegno, anche le barriere più radicate possono essere superate.

Ha partecipato alla Primavera delle Pari Opportunità di STEAMiamoci, come è stata per lei questa esperienza?

È stata un’esperienza ricca e stimolante, un’occasione per ritrovare energie e per rafforzare legami tra persone che, in contesti diversi, stanno lavorando per obiettivi comuni. Iniziative come STEAMiamoci sono fondamentali perché mettono in circolo storie, idee, buone pratiche, e dimostrano che il cambiamento è già in atto. Per me è stato anche un momento di riflessione personale: sulla responsabilità che abbiamo, come donne e come professioniste, di rendere più accessibili e attrattive le carriere STEM per le nuove generazioni.

Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le difficoltà?

Consiglierei innanzitutto di dare valore alla propria prospettiva e di non aver timore di esprimere la propria voce, anche quando sembra fuori dal coro. Le sfide lungo il percorso sono reali e talvolta possono apparire scoraggianti, ma è importante ricordare che nessuna deve affrontarle da sola: costruire una rete di relazioni, cercare il confronto e il supporto di chi ha già vissuto esperienze simili, trovare alleati e mentori è fondamentale. Non bisogna esitare a chiedere aiuto o a condividere dubbi, perché spesso proprio dal confronto nascono le soluzioni più creative e le opportunità più preziose.

Le discipline STEM sono ecosistemi vivaci che hanno bisogno di punti di vista diversi, di capacità di innovare, di sensibilità e creatività. Il contributo femminile è essenziale per rendere la scienza e la tecnologia più inclusive e capaci di rispondere alle sfide complesse della società di oggi. Non esiste un modo “giusto” e universale di essere scienziate o ingegnere: ogni percorso è unico e ogni passione può diventare la scintilla che apre nuove strade. Ognuno deve trovare la propria autenticità, coltivare la curiosità e non lasciarsi frenare dalla paura di non essere all’altezza: il valore di ciascuna risiede proprio nella capacità di portare prospettive originali e visioni nuove.

È importante tenere presente che ogni progresso compiuto oggi contribuisce a modificare la narrazione per le generazioni successive. Anche attraverso piccoli gesti quotidiani si può diventare fonte di ispirazione. È fondamentale celebrare i risultati raggiunti, anche quelli che possono apparire di minor rilievo, poiché proprio queste conquiste alimentano la fiducia e aprono nuove opportunità per il futuro.

Quindi, perseveranza, solidarietà e consapevolezza del proprio valore rappresentano strumenti essenziali per superare anche le difficoltà più radicate: la determinazione, unita alla pazienza, può davvero fare la differenza.