Dopo la laurea magistrale in Neurobiologia presso l’Università La Sapienza nel 2015, ha conseguito il Dottorato di ricerca in scienze biomediche sperimentali all’Università di Padova nel 2020. Da ottobre 2019 è insegnante di scuola secondaria. Ad ottobre 2022 ha concluso il Master in Comunicazione della Scienza dell’Università di Parma, grazie al quale ha iniziato a collaborare con Pikaia, gestendo la rubrica “L’evoluzione non ha genere”. Svolge attività di divulgazione scientifica (articoli, iniziative, festival) e, valorizzando la storia delle scienziate e il proprio percorso con gli studenti, contrasta stereotipi e pregiudizi di genere nelle STEM. Ha inoltre curato incontri di orientamento in uscita presso scuole secondarie di II grado.
Carmen, il suo percorso l’ha portata a distinguersi in un ambito altamente innovativo. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava di costruire questa carriera?
La mia passione per le STEM nasce in famiglia: mia madre, docente di matematica e scienze, e mia sorella, docente di matematica e fisica, hanno certamente avuto un ruolo chiave nel sostenere e supportare la mia curiosità. Ma un ruolo altrettanto importante lo hanno avuto anche i numerosi docenti che ho incontrato nel mio lungo percorso di studi. Adesso sono docente di scienze naturali, chimiche e biologiche, ma non immaginavo questa carriera da adolescente! Ero decisa a scegliere un percorso scientifico, ma ritenevo altamente improbabile questa carriera. Figuriamoci se immaginavo di occuparmi anche di divulgazione scientifica! Non era nei miei piani. E invece…un incontro inaspettato, all’età di 17 anni, mi convinse ancora di più che le STEM fossero la strada giusta. Nel luglio 2008 incontrai casualmente il Premio Nobel Rita Levi-Montalcini e scambiai due parole con lei: incontrarla era il sogno della vita e le sue parole furono incoraggianti e d’ispirazione.
Oggi è un punto di riferimento nelle STEM tanto da essere tra le 100esperte della Fondazione Bracco. Ci racconta il suo percorso professionale e di cosa si occupa attualmente?
Dopo il liceo scientifico, il mio percorso prosegue all’Università Federico II di Napoli con la scelta di studiare biologia. Dopodiché giungo a Roma per studiare Neurobiologia a La Sapienza e svolgere una tesi sperimentale presso l’Istituto Superiore di Sanità. Conclusosi il mio tempo a Roma, vinco una borsa di dottorato in scienze biomediche sperimentali presso l’università di Padova. Sono stati tre anni impegnativi, ma altamente formativi che mi hanno indotto a mettermi in gioco con la docenza presso la scuola pubblica. Non l’avrei mai detto, ma non rinuncerei mai all’insegnamento perché è stimolante, una continua sfida. Eppure, c’era un’altra cosa che mi stuzzicava: la comunicazione della scienza. La pandemia causata dal virus SARS-CoV2 nel 2019 mi ha spinta a iscrivermi al master in comunicazione della scienza (CoSe) dell’Università di Parma. Quindi, al momento mi occupo di due cose: insegnare e divulgare la scienza. Quest’ultima attività è molto varia: dalla gestione della rubrica “L’evoluzione non ha genere” di Pikaia – Il portale dell’evoluzione alla collaborazione con Scientificult, dalla partecipazione a festival culturali nazionali alla co-organizzazione di eventi scientifici con l’associazione di promozione sociale (APS) “Scientia - Abbi il coraggio di conoscere”, di cui sono vicepresidente.
Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato recente di cui è particolarmente orgogliosa?
L’insegnamento pone continuamente sfide e questo mi stimola a impegnarmi sempre più. Potrei citare il progetto di divulgazione scientifica sulle malattie genetiche rare svolto lo scorso anno scolastico con la classe 3E dell’IIS M. Filetico di Ferentino: le mie studentesse e i miei studenti si sono trasformati in divulgatori scientifici e content creator per informare i coetanei sulle malattie genetiche rare mediante la realizzazione di un carosello Instagram. L’attività peer-to-peer è stata replicata da altre mie classi (presso l’IIS P. Scalcerle di Padova e l’IIS A. Meucci di Cittadella) su tematiche diverse. L’attività di divulgazione scientifica con e per adolescenti è nato con il progetto social “Scientia-Abbi il coraggio di conoscere” nel 2020, diventata recentemente una APS.
La rubrica “L’evoluzione non ha genere” di Pikaia – Il portale dell’evoluzione mi appassiona anno dopo anno ed è un progetto di cui sono davvero fiera. Devo ringraziare il prof. Telmo Pievani dell’Università di Padova e il caporedattore dott. Stefano Dalla Casa per avermi seguito durante il tirocinio del master CoSe e avermi consentito di continuare questo lavoro. Parlare della rubrica e delle protagoniste in giro per festival e convegni, nonché a scuola, è il mio modo per rendere merito alle scienziate di ieri e di oggi.
Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere che limitano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM? E cosa si può fare, concretamente, per superarle?
A mio avviso ritengo che la principale barriera sia rappresentata dai pregiudizi e dagli stereotipi che ancora vorrebbero le ragazze poche inclini alle materie scientifiche e che bloccano sul nascere i loro talenti e la loro curiosità. I dati del presente, ma anche quelli di medio e lunghissimo periodo confermano una storia di disparità tra uomini e donne in ambito scientifico non giustificata se non dal permanere dei tratti di una cultura patriarcale che non molla la sua presa. Probabilmente, se si vuole incidere sull’orientamento delle giovani verso le discipline STEM, il percorso dovrebbe iniziare alla scuola primaria, possibilmente con un coinvolgimento dei genitori. Infine, credo sia importante il mentoring, l’esempio di vita di donne che gestiscono carriere in ambito scientifico e tecnologico soddisfacenti mentre conducono vite normali. Donne che, come molti uomini, possono essere modelli positivi anche per i ragazzi, non solo per le ragazze.
Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le difficoltà?
Direi loro di non abbattersi davanti alle difficoltà e di essere testarde e determinate a raggiungere i propri obiettivi. Non si lascino intimidire dal confronto e camminino sempre a testa alta: chi apprezzerà sinceramente le loro conoscenze e competenze lo dirà apertamente; chi non riesce ad accettare la parità o a riconoscere loro i giusti meriti forse proverà a metterle in difficoltà. Nel primo caso avranno di fronte una persona intelligente, nel secondo no. Ecco, quindi, che personaggi più o meno illustri, donne stimate, conoscenti o famigliari potranno essere esempi da cui attingere per costruire la vostra identità professionale. Sappiate osare.
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