Delphine Schlumberger, ingegnera e dirigente d’impresa ha ricoperto il ruolo di Managing Director South Europe in SLB, gruppo globale di primo piano nelle tecnologie per l’energia, attivo in contesti industriali ad altissima complessità e impatto strategico.
Il suo percorso l’ha portata a distinguersi in contesti internazionali e altamente complessi come quelli dell’energia e dell’industria. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava questa strada?
A scuola ho sempre avuto facilità in tutte le materie, sia scientifiche che umanistiche. Quando è arrivato il momento di scegliere il percorso per la maturità, ho optato per un indirizzo focalizzato su matematica e fisica, che all’epoca rappresentava la scelta più ampia e versatile, lasciandomi aperte diverse possibilità per il futuro. Nel corso degli studi, approfondendo la fisica, è nata una vera passione: ho scoperto un modo strutturato per comprendere i fenomeni che ci circondano, e questo ha rafforzato la mia motivazione a proseguire in ambito scientifico. La svolta è arrivata con la geofisica, dove ho trovato un equilibrio ideale tra teoria e applicazione concreta. Mi ha affascinato la possibilità di collegare modelli matematici ed equazioni con l’osservazione del mondo reale, rendendo tangibili concetti complessi.
Nel corso della sua carriera ha guidato realtà organizzative complesse fino al ruolo di Managing Director South Europe in SLB (società tecnologica globale nel settore dell’energia). Ci racconta il suo percorso lavorativo e le tappe che l’hanno portata a ruoli di così grande responsabilità?
Dopo essermi laureata in ingegneria geofisica, ho fatto una scelta consapevole: iniziare la mia carriera sul campo. Ero infatti più attratta dall’applicazione concreta e operativa delle conoscenze piuttosto che dalla ricerca teorica pura. Il settore dell’energia mi offriva questa opportunità, permettendomi di coniugare dimensione tecnica e contesto internazionale. Ho quindi avviato il mio percorso in SLB, un’azienda globale che offre straordinarie opportunità di crescita a chi è disponibile a operare in contesti complessi, ad alta intensità e con una forte mobilità geografica. Nei primi anni ho completato un ciclo sul campo, acquisendo una solida base tecnica e operativa. Successivamente, sono passata a ruoli manageriali, iniziando con la responsabilità di un piccolo team e crescendo progressivamente fino a guidare organizzazioni sempre più ampie e complesse, sia in termini di persone che di tecnologie. È stato un percorso di crescita continua, caratterizzato da apprendimento costante. SLB investe molto nello sviluppo delle proprie persone, e ho avuto accesso a programmi di formazione strutturati che mi hanno permesso, a ogni tappa, di acquisire nuove competenze e affrontare con successo sfide sempre più complesse.
Ha lavorato tra strategia, operations, crescita del business e gestione delle persone, in mercati molto competitivi e sfidanti. Quali sono i progetti o le sfide che l’hanno appassionata di più? C’è un risultato di cui è particolarmente orgogliosa? E una visione professionale che continua a guidarla?
Ho affrontato ciascun ruolo con grande passione, ma uno dei momenti più significativi della mia carriera è stato quando, dopo circa sette anni, mi è stata affidata la responsabilità a livello europeo per la mia area di specializzazione, il well testing, ovvero la caratterizzazione dinamica dei giacimenti. In quel contesto, ho avuto l’opportunità di definire la strategia di business e di tradurla in decisioni operative concrete, guidando il mio team nell’allocazione efficace delle risorse, sia umane che tecniche. È stata un’esperienza particolarmente stimolante perché mi ha permesso di coniugare visione strategica ed esecuzione, in un mercato altamente competitivo. Uno degli aspetti di cui sono più orgogliosa è l’impatto sui clienti: siamo riusciti a raggiungere livelli di soddisfazione molto elevati, contribuendo concretamente al loro successo operativo. Parallelamente, in una fase di forte crescita, ho avuto un ruolo attivo nel reclutamento e nello sviluppo di numerosi collaboratori. Vedere oggi molte di queste persone crescere e costruire carriere di successo rappresenta per me una delle soddisfazioni più grandi, perché testimonia la qualità delle scelte fatte e l’attenzione allo sviluppo delle persone. Questa esperienza riflette una convinzione che continua a guidarmi: risultati sostenibili nascono dall’equilibrio tra strategia chiara, esecuzione rigorosa e valorizzazione delle persone.
I settori industriali, energetici e ingegneristici restano ancora oggi ambienti in cui la leadership femminile non è scontata. Ha incontrato ostacoli legati al genere nel suo percorso? C’è stato un momento in cui ha pensato “ce l’ho fatta” o uno in cui ha sentito il peso della fatica?
SLB è un’azienda che, già da molti anni, ha investito concretamente nella promozione della diversità, fissando obiettivi chiari e creando un contesto inclusivo. Questo ha fatto sì che, all’interno dell’organizzazione, non abbia mai incontrato ostacoli diretti legati al genere. Detto questo, mi sono spesso trovata ad essere l’unica donna in contesti tecnici e operativi, soprattutto nelle interazioni con clienti e partner esterni, dove il livello di maturità su questi temi può essere più variabile. In alcune situazioni ho quindi percepito resistenze o pregiudizi impliciti. Nel tempo ho sviluppato un approccio pragmatico per gestire questi contesti: mantenere il focus sulla competenza e sui risultati e utilizzare, quando opportuno, anche il senso dell’umorismo per disinnescare tensioni e creare un dialogo più costruttivo. Più che un singolo momento in cui ho pensato “ce l’ho fatta”, il mio percorso è stato caratterizzato da una resilienza costante. Ci sono stati momenti di grande intensità e fatica, soprattutto in ruoli ad alta responsabilità, ma sono proprio queste fasi che hanno rafforzato la mia capacità di adattamento e la mia determinazione. Oggi considero queste esperienze parte integrante della mia crescita: mi hanno permesso di sviluppare uno stile di leadership inclusivo, concreto e orientato ai risultati. Credo inoltre sia importante continuare a creare modelli di riferimento, per rendere questi percorsi sempre più naturali per le nuove generazioni.
La sua esperienza mostra quanto le competenze STEM possano aprire anche a ruoli manageriali e di direzione. A suo avviso, esistono ancora oggi barriere culturali o strutturali che tengono le ragazze lontane da questi percorsi? Cosa si potrebbe fare concretamente per cambiarlo?
Ritengo che un solido background nelle discipline STEM sia fondamentale per sviluppare capacità analitiche e decisionali. L’abitudine a risolvere problemi complessi, acquisita durante gli studi, mi ha certamente aiutata ad affrontare con metodo e lucidità situazioni articolate nel mio percorso professionale. Nonostante i progressi, esistono ancora oggi barriere culturali e strutturali che possono allontanare le ragazze da questi percorsi. Una delle principali è legata agli stereotipi radicati fin dall’infanzia: modelli educativi e sociali che, spesso in modo inconsapevole, orientano bambine e bambini verso interessi e ambizioni differenti. Questo tipo di condizionamento iniziale viene poi rafforzato, in alcuni casi, dal sistema educativo e dai modelli proposti nei media e nella comunicazione. Il cambiamento è possibile, ma richiede un approccio sistemico e coordinato su più livelli. In primo luogo, è fondamentale intervenire nelle scuole, promuovendo le discipline STEM in modo inclusivo e presentando modelli di riferimento femminili che possano ispirare le nuove generazioni. In parallelo, le aziende hanno un ruolo chiave: è importante che adottino politiche concrete di diversità e inclusione, non solo in termini di assunzione, ma anche garantendo pari accesso alle opportunità di sviluppo e a percorsi di carriera coerenti con le competenze e il potenziale individuale. Infine, è essenziale agire anche sul piano culturale più ampio, contribuendo a superare stereotipi ormai superati e favorendo una rappresentazione più equilibrata dei ruoli professionali. Sono convinta che, lavorando in modo coerente su questi diversi ambiti, sia possibile creare un contesto in cui le scelte di carriera siano sempre più libere da condizionamenti e basate esclusivamente su interessi e capacità.
Che messaggio si sentirebbe di lasciare alle ragazze che sono attratte dalla scienza, e dall’ingegneria, ma non sono ancora sicure di avere il coraggio di affrontare le tante difficoltà?
Se le scienze vi interessano, il primo consiglio è semplice: non esitate, seguite questa strada. Non esiste alcuna ragione per cui non possiate avere successo quanto i vostri colleghi uomini. Le discipline scientifiche e ingegneristiche offrono opportunità straordinarie e possono dare grandi soddisfazioni, sia sul piano professionale che personale. Per questo è fondamentale non auto-limitarsi e non lasciarsi frenare da dubbi o stereotipi. Se incontrate incertezze lungo il percorso, cercate confronto e supporto: parlare con persone che hanno già fatto scelte simili può aiutare a chiarire i dubbi e a rafforzare la fiducia in sé stesse. Abbiate il coraggio di provarci e di mettervi in gioco. Credete nelle vostre capacità e datevi l’opportunità di scoprire fin dove potete arrivare.