Marinela Profi e una professionista internazionale dell’intelligenza artificiale che contribuisce al dibattito globale con una visione chiara: costruire sistemi che potenzino le capacità umane senza sostituirle, preservando fiducia, responsabilità e valore nel processo decisionale. Marinela Profi è oggi Global Head of Market Strategy per AI presso SAS, dove guida la strategia globale su agentic AI, copiloti e tecnologie avanzate per il decision-making aziendale. Nel suo ruolo, lavora a stretto contatto con R&D, leadership e clienti per portare sul mercato soluzioni di intelligenza artificiale affidabili, scalabili e governate. Con un background multidisciplinare, Marinela ha conseguito una laurea in Economia, una laurea magistrale in Artificial Intelligence e un MBA, combinando competenze tecniche, strategiche e di business. Il suo percorso è internazionale: nata in Albania, cresciuta in Italia e trasferitasi negli Stati Uniti agli inizi del suo percorso professionale, ha costruito la sua carriera in contesti altamente competitivi, sviluppando una prospettiva globale sull’adozione dell’AI. È speaker internazionale e TEDx presenter al TEDx Harvard, dove ha introdotto per la prima volta il concetto di AI Trust Drift™, esplorando come l’intelligenza artificiale stia ridefinendo la fiducia tra uomo e macchina e il modo in cui le persone prendono decisioni. Il suo lavoro si concentra su agentic AI, AI governance, decision intelligence e sull’equilibrio tra autonomia tecnologica e controllo umano.
Il suo percorso l’ha portata a lavorare in un ambito di frontiera come l’intelligenza artificiale. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava una carriera in questo settore?
La mia passione per le STEM non è nata come un piano preciso, ma come una curiosità profonda per capire come funzionano le cose. Sono sempre stata attratta dalla logica, dai numeri, ma soprattutto dalla capacità di trasformare qualcosa di astratto in qualcosa di concreto.
Non immaginavo necessariamente una carriera nell’intelligenza artificiale — quando ho iniziato, l’AI non era ancora così “visibile” come oggi. Però sapevo che volevo lavorare su qualcosa che avesse impatto reale. E quando ho scoperto il mondo dei dati, ho capito che lì c’era un potere enorme: quello di trasformare informazioni in decisioni.
L’AI è arrivata come evoluzione naturale di questo percorso.
Oggi lavora in SAS su tecnologie avanzate come l’agentic AI, che stanno trasformando il modo in cui le aziende prendono decisioni. Ci racconta il suo percorso e di cosa si occupa oggi?
Il mio percorso è stato internazionale e molto dinamico. E in un certo senso, è iniziato ancora prima della mia carriera professionale.
Sono nata in Albania, cresciuta in Italia e mi sono trasferita negli Stati Uniti nel 2018 per inseguire opportunità che sentivo non avrei trovato altrove. Questo passaggio non è stato solo geografico, ma anche culturale: mi ha insegnato ad adattarmi velocemente, a leggere contesti diversi e a costruire la mia identità in ambienti altamente competitivi.
Dall’Italia agli Stati Uniti, ho costruito la mia carriera partendo da un background tecnico in data science fino ad arrivare oggi a guidare la strategia di mercato globale su generative e agentic AI in SAS.
Oggi lavoro su tecnologie che stanno ridefinendo il modo in cui le aziende prendono decisioni. In particolare, mi occupo di come portare l’agentic AI nel mondo enterprise in modo concreto, governato e responsabile.
Parallelamente, porto avanti un lavoro di ricerca e divulgazione sul rapporto tra esseri umani e AI. Nel mio talk al TEDx Harvard Square, ho introdotto il concetto di AI Trust Drift™: il fenomeno per cui le persone iniziano a fidarsi dell’AI prima ancora di fidarsi di sé stesse o degli altri.
Questo tema è diventato centrale anche nel mio lavoro: non si tratta solo di costruire tecnologie più potenti, ma di capire come queste tecnologie stanno cambiando il nostro modo di prendere decisioni e di relazionarci.
Nel suo lavoro si confronta con temi cruciali come autonomia delle macchine, governance e controllo dei bias. Quali sono le sfide o i progetti che l’hanno appassionata di più? C’è un risultato di cui è particolarmente orgogliosa? E una visione per il futuro dell’AI che le sta particolarmente a cuore?
La parte che mi appassiona di più oggi è il tema dell’equilibrio tra autonomia delle macchine e controllo umano.
Stiamo entrando in un’era in cui gli agenti AI possono prendere decisioni. Ma la vera domanda non è quanto possono fare, bensì quanto dovrebbero fare.
Uno dei progetti più significativi su cui ho lavorato è proprio legato a questo: definire un approccio all’agentic AI che non punti alla completa autonomia, ma a un modello ibrido, dove l’AI amplifica le capacità umane senza sostituirle.
Questo si collega direttamente alla mia ricerca sul AI Trust Drift™: se deleghiamo troppo all’AI, rischiamo non solo errori tecnici, ma una perdita progressiva della fiducia nelle nostre capacità decisionali.
Un risultato di cui sono particolarmente orgogliosa è aver portato questa prospettiva — spesso controcorrente — sul palco del TEDx e nel dibattito con aziende e leader.
La mia visione per il futuro è molto chiara: l’AI non deve diventare qualcosa a cui deleghiamo il pensiero, ma qualcosa che migliora la qualità delle nostre decisioni senza ridurre la nostra capacità di pensare.
L’AI è un settore molto competitivo e ancora in evoluzione. Ha incontrato ostacoli legati al genere o alla complessità del contesto? C’è stato un momento in cui ha pensato “ce l’ho fatta” o uno in cui ha avuto dubbi?
Lavorare in questo settore significa confrontarsi costantemente con complessità — tecnica, culturale e anche personale.
Sì, ci sono stati momenti di dubbio. Soprattutto all’inizio, quando ti trovi in contesti molto competitivi e spesso sei una delle poche donne nella stanza.
Ma più che un singolo momento “ce l’ho fatta”, quello che ho imparato è che la crescita è fatta di continui salti di identità. Ogni volta che sali di livello, torni a sentirti inesperta. E questo è normale.
Se devo identificare un momento chiave, è quando ho smesso di cercare di “dimostrare di essere all’altezza” e ho iniziato a portare la mia prospettiva unica sul tavolo — inclusa la mia visione critica sull’AI e sulla fiducia. È lì che inizi davvero a creare valore.
Lei lavora su sistemi in cui il rapporto tra umano e tecnologia è centrale. Secondo lei, esistono ancora oggi barriere culturali che allontanano le ragazze dalle STEM, in particolare dall’AI? Cosa si potrebbe fare concretamente per superarle?
Sì, le barriere esistono ancora. Non sono sempre esplicite, ma sono profonde.
Non è solo una questione di accesso, ma di percezione. Molte ragazze non si vedono in questi ruoli perché non hanno abbastanza esempi in cui riconoscersi.
E poi c’è un altro tema: spesso si pensa che per lavorare nell’AI serva essere “geni matematici”. Non è così.
L’AI oggi è un campo multidisciplinare. Servono competenze tecniche, certo, ma anche pensiero critico, capacità di comunicazione, comprensione del business e dell’etica.
Per superare queste barriere serve lavorare su tre livelli:
- esposizione (più role model reali)
- educazione (rendere l’AI accessibile)
- narrativa (cambiare il modo in cui raccontiamo questo settore)
Oggi si dice che in futuro non sarà più un vantaggio “saper usare l’AI”, ma una competenza di base. Che consiglio darebbe alle ragazze che vogliono entrare in questo mondo ma temono di non essere abbastanza preparate?
Il consiglio più importante è questo: non aspettate di sentirvi “pronte”, perché quel momento non arriva.
Nell’AI, nessuno è davvero pronto. È un campo che cambia continuamente. Piuttosto, iniziate.
Non serve partire da modelli complessi. Partite da strumenti semplici, sperimentate, fate domande. L’AI è diventata molto più accessibile rispetto a qualche anno fa.
E soprattutto: non sottovalutate il vostro punto di vista.
Nel mio lavoro e nella mia ricerca ho visto chiaramente una cosa: il rischio più grande non è che l’AI diventi troppo intelligente. È che iniziamo a fidarci di lei più che di noi stessi.
E lì, il contributo delle donne, con prospettive diverse, sensibilità diverse — non è solo importante. È essenziale.
Contatti
https://www.linkedin.com/in/marinelaprofi/
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Interviste, contenuti e publicazioni
How SAS Is Making Agentic AI Real for Enterprises
https://www.youtube.com/watch?v=Y6SrPSClFh8
What is Agentic AI
https://www.youtube.com/watch?v=IWYRyr4SBZc
Marinela Profi al New York Stock Exchange, Wall Street – Interview on AI https://www.youtube.com/watch?v=6jfdyfnWJV8
L’agente artificiale non sostituisce l’umano ma lavora con lui (Il Sole 24 Ore del 22 maggio 2025)
https://www.ilsole24ore.com/art/l-agente-artificiale-non-sostituisce-l-umano-ma-lavora-lui-AHev4ol.
Podcast “Authority in the Wild”
https://www.youtube.com/watch?v=j3H-sFCd6fs
Article “AI is creating new jobs. Here are the roles to look out for and what they involve”
Podcast “Scouting for Growth” – come usare la generative AI per il vantaggio competitivo