Velia Siciliano

Scienziata specializzata in biotecnologie e genetica

07/07/2026

Laurea in Biotecnologie per la Salute e Laurea magistrale in Biotecnologie Mediche all’Università di Napoli Federico II. Dottorato di Ricerca in Genetica Umana al Telethon Institute of Genetics and Medicine di Napoli. Nel 2012 si trasferisce a Boston come Postdoctoral fellow nel dipartimento di Bioingegneria e al centro di Biologia Sintetica del MIT. Nel 2015, grazie a una borsa di studio per giovani ricercatori indipendenti dell’Imperial College London, ha avviato una propria linea di ricerca nel dipartimento di Medicina. Nel settembre 2017 è stata reclutata dall’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) con il programma Tenure Track, avviando la linea di ricerca Synthetic and Systems Biology for Biomedicine

Il suo percorso l’ha portata a distinguersi in un ambito altamente innovativo. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava di costruire questa carriera?

La mia passione per le STEM è nata dalla curiosità. Fin da piccola mi piaceva capire come funzionassero le cose, in particolare adoravo giocare con microscopi, facendo scarabocchi sui quaderni dove immaginavo di riportare le mie scoperte. In seguito da adolescente ero affascinata quando in televisione mostravano laboratori di ricerca per servizi giornalistici. E’ un fascino che mi accompagna ancora..
Non posso dire che da giovanissima immaginassi esattamente la carriera che avrei costruito oggi. Piuttosto, sapevo di voler lavorare in un settore in continua evoluzione, dove poter imparare ogni giorno e contribuire all’innovazione. Dove potessi guardare all’interno delle cellule e “capirle”. Il mio percorso è stato fatto di studio, esperienze, sfide e anche cambi di prospettiva, che mi hanno aiutata a crescere sia professionalmente sia personalmente.
Credo che una carriera nelle STEM non sia una strada già tracciata, ma un viaggio che si costruisce passo dopo passo, cogliendo le opportunità e mantenendo viva la voglia di imparare. È proprio questa mentalità che mi ha portata fino a qui e continua a motivarmi ogni giorno.

Oggi è un punto di riferimento nelle STEM tanto da essere tra le 100esperte della Fondazione Bracco. Ci racconta il suo percorso professionale e di cosa si occupa attualmente?

Essere parte della rete delle 100esperte della Fondazione Bracco è un riconoscimento che mi rende particolarmente orgogliosa, perché contribuisce a dare visibilità al lavoro delle donne nella ricerca e nelle discipline STEM.
Il mio percorso è iniziato a Napoli, dove mi sono formata in biotecnologie e bioingegneria. Successivamente ho avuto l'opportunità di fare ricerca al Massachusetts Institute of Technology (MIT), uno degli ambienti più stimolanti al mondo per l'innovazione, e di diventare Principal Investigator all'Imperial College London. Queste esperienze internazionali hanno profondamente influenzato il mio modo di fare ricerca, insegnandomi il valore della collaborazione, dell'interdisciplinarità e dell'ambizione scientifica.
Nel 2017 sono rientrata in Italia per entrare all'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), dove oggi sono Principal Investigator e dirigo il Laboratorio di Synthetic and Systems Biology for Biomedicine. Il mio gruppo sviluppa nuove strategie di biologia sintetica per programmare le cellule del sistema immunitario e renderle più efficaci nel riconoscere e combattere i tumori. In particolare, lavoriamo per migliorare le terapie cellulari, come le CAR-T, affinché possano essere sempre più precise, intelligenti ed efficaci anche contro i tumori solidi.
Oltre all'attività di ricerca, coordino progetti finanziati dall'European Research Council e da programmi europei, seguo la formazione di giovani ricercatori e partecipo a iniziative internazionali dedicate all'innovazione scientifica. Credo che il ruolo di uno scienziato oggi non sia solo quello di produrre nuova conoscenza, ma anche di costruire ponti tra ricerca, società e nuove generazioni, affinché i risultati della scienza possano tradursi in un impatto concreto sulla salute delle persone.

Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato recente di cui è particolarmente orgogliosa?

Ci sono diversi progetti che considero particolarmente significativi, ma quelli che mi appassionano di più sono quelli in cui riusciamo a trasformare una scoperta fondamentale in una possibile applicazione per la salute delle persone.
Negli ultimi anni il mio laboratorio ha sviluppato sensori intelligenti da inserire nei linfociti T, le cellule del sistema immunitario che possono essere ingegnerizzate per riconoscere e combattere i tumori. Questi sensori permettono alle cellule di "leggere" ciò che accade nel loro ambiente e di adattare il proprio comportamento in modo programmato, rendendo le terapie cellulari più efficaci e sicure. È un passo importante verso una nuova generazione di immunoterapie sempre più intelligenti e personalizzate.
Un altro risultato di cui sono particolarmente orgogliosa riguarda lo sviluppo di nuovi sensori basati su RNA. L'RNA non è solo la molecola che oggi tutti conoscono grazie ai vaccini, ma rappresenta anche uno straordinario strumento per programmare il comportamento delle cellule. Nel nostro laboratorio stiamo progettando circuiti sintetici a RNA capaci di rilevare segnali specifici e attivare risposte terapeutiche solo quando necessario. Questo approccio apre nuove possibilità non solo per il trattamento dei tumori, ma anche per molte altre malattie.
La sfida più entusiasmante è proprio questa: progettare cellule che non siano semplicemente modificate, ma che siano in grado di prendere decisioni in modo autonomo, riconoscendo il contesto in cui si trovano e intervenendo solo quando serve. È una frontiera della biologia sintetica che fino a pochi anni fa sembrava fantascienza e che oggi sta diventando realtà.

Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere che limitano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM? E cosa si può fare, concretamente, per superarle?

Credo che oggi il problema non sia una mancanza di talento o di interesse da parte delle ragazze, ma la presenza di barriere culturali che, spesso in modo inconsapevole, influenzano le loro scelte fin da bambine. Gli stereotipi di genere sono ancora molto radicati: le discipline scientifiche vengono talvolta percepite come "più adatte" ai ragazzi e questo può limitare la fiducia delle ragazze nelle proprie capacità.
Un'altra barriera importante è la mancanza di modelli femminili visibili. Se una giovane non vede donne che guidano laboratori, dirigono aziende tecnologiche o fanno ricerca ai massimi livelli, può fare più fatica a immaginare sé stessa in quei ruoli. Per questo iniziative come 100esperte sono così importanti: mostrano che questi percorsi sono possibili e offrono punti di riferimento concreti.
Per superare queste barriere serve un impegno collettivo. È fondamentale avvicinare le ragazze alle STEM fin dalla scuola, attraverso esperienze pratiche, laboratori e occasioni che facciano scoprire quanto la scienza sia creativa e capace di migliorare la vita delle persone. Allo stesso tempo, è importante promuovere il mentoring, valorizzare il merito e costruire ambienti di studio e di lavoro sempre più inclusivi, dove ciascuno possa esprimere il proprio potenziale senza essere condizionato dagli stereotipi.
Il messaggio che cerco sempre di trasmettere è semplice: non esistono professioni "da uomini" o "da donne". Esistono curiosità, passione, impegno e talento. La scienza ha bisogno di punti di vista diversi e più riusciremo a renderla inclusiva, più sarà capace di produrre innovazione e rispondere alle grandi sfide del nostro tempo.

Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le difficoltà?

Direi loro di non lasciare che siano la paura o il timore di non essere all'altezza a decidere il loro futuro. Le difficoltà fanno parte di qualsiasi percorso ambizioso, non solo delle STEM, e non devono essere interpretate come un segnale di inadeguatezza, ma come un'opportunità per crescere.
La ricerca mi ha insegnato che il successo non nasce dal non sbagliare, ma dalla curiosità, dalla resilienza e dalla capacità di imparare dai propri errori. Anche nel mio percorso ci sono stati momenti di incertezza, sfide e fallimenti, ma sono stati proprio questi a permettermi di crescere come scienziata e come persona.
Il mio consiglio è di coltivare la curiosità, fare domande, cercare esperienze internazionali quando possibile e non avere paura di uscire dalla propria zona di comfort. Le STEM offrono la possibilità di lavorare in contesti altamente collaborativi e multiculturali, dove il confronto con persone provenienti da esperienze diverse è una grande ricchezza.
E soprattutto, non ponetevi limiti. Se avete una passione per la scienza, l'ingegneria o la tecnologia, seguitela con determinazione. Il mondo ha bisogno del vostro talento, delle vostre idee e del vostro punto di vista. La prossima grande scoperta potrebbe arrivare proprio da una ragazza che oggi sta decidendo di credere in sé stessa.