Gentile Antonella si è laureata in Economia Aziendale, com’è giunta a questa scelta? E’ sempre stata portata per le materie STEM fin da piccola? Cosa sognava di fare “da grande”?
Mi sono laureata in Economia Aziendale presso l’università Cattolica di Milano come naturale percorso di studi a seguito del diploma tecnico-commerciale. Quando ho scelto Economia pensavo astrattamente ai ruoli aziendali in ambito finanziario per quello che poteva essere la conoscenza del mondo lavorativo di uno studente. Tuttavia, durante gli anni universitari i primi contatti con il mondo del lavoro attraverso gli Open Day, le tematiche di organizzazione e sviluppo tecnologico che emergevano in quegli anni mi hanno incuriosito, affascinato e anche conquistato. Dopo la laurea ho iniziato uno stage in una multinazionale IT insieme ad altri giovani di estrazione economica o ingegneria gestionale. Fu una seconda scuola, dove le esperienze lavorative sul campo e lo scambio di approccio e di idee tra i giovani colleghi neolaureati di quel periodo, amplificò la curiosità verso la tecnologia applicata all’economia. Da lì è iniziato il mio primo periodo lavorativo come consulente all’interno di società di consulenza, che mi ha portato a viaggiare, affrontare realtà aziendali nuove e diverse tra loro per dimensione o contesto internazionale.
La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso? La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?
Ripensando alla scelta della scuola superiore è stata un po’ guidata dalla mia famiglia.
Ero una studentessa con ottimi voti ma con le idee poco chiare su cosa avrei fatto da grande, se non un generico continuerò con l’università. A quei tempi la scuola era in grado di orientare sui percorsi tecnici rivolti al mondo del lavoro, ed in particolare all’informatica, che scelsi per pura curiosità verso il nuovo. Ero inoltre attratta dall’idea di viaggiare e di fare esperienze all’estero e anche in questo i miei genitori mi hanno supportato fin da giovanissima investendo sullo studio delle lingue straniere.
Ci può descrivere il suo percorso professionale e di cosa si occupa? Ha qualche progetto per il futuro?
Dopo la prima fase lavorativa in consulenza, che mi ha dato una solida formazione sulla revisione e ottimizzazione dei processi di programmazione e controllo, sono passata dall’altra parte della “scrivania” in azienda come Financial controller. Volevo fermarmi più a lungo in azienda e occuparmi di controllo di gestione e di analisi economico/finanziaria del business in realtà in cambiamento, impegnate in un percorso di internazionalizzazione o di riorganizzazione. Ho avuto l’opportunità di partecipare a progetti di quotazione in borsa all’estero o di start up di business, che hanno integrato e completato la parte di competenze finanziarie che volevo approfondire. Ci tengo a sottolineare la parola opportunità perché a volte i percorsi professionali non sono lineari e avere la flessibilità di rendersi disponibili a fare esperienze in aree affini arricchisce il proprio bagaglio e può aprire nuovi scenari lavorativi.
Nel 2009 sono entrata in Universal Music Italia, major discografica, dove oggi ricopro il ruolo di Finance Director e sono membro del Board. Universal ha unito la mia passione per la musica con i numeri.
Nel mio ruolo ho la responsabilità di coordinare i team di Amministrazione, Finanza e Controllo e Royalty della casa discografica, che ha affrontato, come tutto il music business, una trasformazione digitale a tutto tondo. L’innovazione tecnologica e di processo, la capacità di analisi dei dati e di ideazione di soluzioni di business intelligence, sono fondamentali per supportare il business e il percorso di crescita aziendale in un contesto sempre in evoluzione. Chi lavora con i numeri deve essere in grado di essere partner delle Etichette discografiche, avere passione per la musica ed essere a suo modo creativo.
Nel suo percorso di studi o nella sua carriera, ha incontrato difficoltà in quanto donna?
In alcune occasioni ho incontrato difficoltà in determinati ambiti lavorativi, tradizionalmente maschili, più per la poca abitudine a vedere una donna giovane in determinate realtà o ruoli che per vera e propria chiusura. In questo è stato sicuramente importante il supporto delle persone con le quali collaboravo, dai capi ai colleghi, per superare la diffidenza iniziale. In quelle occasioni ho imparato quanto la determinazione e la pazienza, la necessità di avere fiducia in sé stessi e di fare squadra sia di aiuto per aggirare le barriere.
Secondo lei, nel nostro Paese esistono ancora barriere che impediscono alle ragazze di avvicinarsi agli studi STEM o alle giovani donne di fare carriera in queste professioni? Cosa si potrebbe fare per migliorare le cose?
Non credo esistano ancora barriere per le ragazze agli studi STEM se non quelle che noi stesse ci poniamo. Il contributo delle Università è importante per offrire alle ragazze esempi concreti di percorsi professionali al femminile negli incontri con il mondo del lavoro invitando professioniste e manager.
Rimane la difficoltà di sviluppare il proprio percorso di carriera legato anche alla capacità di gestire famiglia\lavoro in un futuro di medio termine. Qui ci si sposta sui servizi di supporto alla famiglia, dagli asili alle scuole. L’attenzione e la consapevolezza sul tema femminile sta aumentando e credo dobbiamo insistere in questa direzione.
C’è qualche consiglio che può dare alle ragazze che amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada ma hanno ancora incertezze e timori?
Consiglierei loro di seguire la passione per le materie verso le quali si sentono portate, senza farsi frenare dai timori e dalle incertezze delle difficoltà che potranno incontrare o meno. Determinazione e fiducia nelle proprie possibilità e capacità di fare rete, curiosità, intraprendenza e flessibilità. I percorsi di carriera possono anche non essere lineari come ce li siamo immaginati.