Chiara Brunetti

Ingegnera aerospaziale e divulgatrice scientifica

Chiara Brunetti, 24enne di Bassano del Grappa, è una giovane ingegnera aerospaziale e divulgatrice scientifica che sta completando la magistrale in Space Engineering all’Università di Padova. Attraverso il suo profilo Instagram #chiaranellospazio, rende accessibili temi complessi come missioni lunari, propulsione e detriti spaziali, avvicinando migliaia di persone al mondo dello spazio. Selezionata come Veneto Creator, è diventata una delle voci più fresche e autorevoli della divulgazione aerospaziale italiana, con il sogno di progettare motori per razzi e contribuire alle prossime sfide dell’esplorazione spaziale.

La sua passione per lo spazio nasce da giovanissima ed è diventata il filo conduttore dei suoi studi e della sua divulgazione. Come è scattata questa scintilla? Da adolescente immaginava già un futuro nell’ingegneria aerospaziale?

Lo spazio è sempre stato per me un mondo affascinante, pieno di misteri ma anche di risposte, se guardato dalla giusta prospettiva. Di certo, però, non pensavo che avrei imboccato questa strada quando ho scelto l’indirizzo linguistico alle superiori. Non sapevo cosa avrei fatto dopo, mi piacevano troppe cose e sceglierne una da seguire per farne una professione all’epoca mi sembrava impensabile. Di spazio a scuola comunque si parlava poco e niente, forse c’era un capitolo e mezzo nel libro di scienze.

La scintilla è scattata tra la seconda e la terza liceo: mentre i miei compagni si godevano il loro percorso liceale spensierati, io mi stavo già preoccupando di cosa avrei studiato in seguito. E spulciando, forse prematuramente, il sito dell’università di Padova ho trovato il corso di Ingegneria Aerospaziale. Mi si è letteralmente aperto un mondo: non avevo mai pensato allo spazio dal punto di vista “tecnico”, della progettazione dei veicoli spaziali e della definizione delle missioni.

In terza, quando le materie sono cambiate, abbiamo iniziato a studiare anche fisica, con un insegnante che ha saputo davvero trasmettere il proprio amore per la materia. E io ho scoperto così quanto fosse appagante imparare come funziona il mondo intorno a noi. Lì ho capito che dovevo seguire l’istinto e iscrivermi a ingegneria. Ho valutato anche di cambiare indirizzo al liceo e passare allo scientifico, ma avrei lasciato due percorsi scolastici a metà, così ho preferito portare a termine quello che avevo scelto al principio e sono convinta di aver fatto la scelta giusta.

Dal liceo linguistico alla laurea in Ingegneria Aerospaziale, fino alla magistrale in Space Engineering e alla divulgazione tramite #chiaranellospazio: ci racconta il suo percorso e di cosa si occupa oggi?

La transizione liceo linguistico - ingegneria all’inizio è stata molto forte. Ma ci tengo a sottolineare che non mi sono mai pentita dell’indirizzo scelto alle superiori: ho preso il doppio diploma ESABAC e ho quindi imparato bene il francese, lingua che amo e dalla letteratura meravigliosa.

Il vero “salto” non è tanto nei contenuti delle materie, ma nella forma mentis con cui vanno affrontate e ci vuole un po’ di tempo per acquisirla, soprattutto provenendo da una formazione prettamente letteraria e per nulla matematica.

È stata dura all’inizio, ma la passione e il fuoco che ardeva (e arde) dentro di me mi hanno impedito di arrendermi e, anzi, mi hanno portato a proseguire con la laurea magistrale. In triennale si studia sia il lato spazio che quello aeronautico, quindi sia come funziona un satellite sia perché vola un aereo. In magistrale, invece, siamo chiamati a scegliere in cosa specializzarci e ovviamente ho scelto il percorso spaziale. Ora sto seguendo i corsi del secondo anno, da pendolare. Non è semplice, molto tempo viene perso nel viaggio e non riesco mai a seguire più di due materie a semestre a causa degli orari.

Il progetto chiaranellospazio è nato dal fondersi di due elementi: lo stimolo a sfatare il mito che “se studi ingegneria aerospaziale diventi astronauta” e il silenzio affascinato e attento delle mie cugine Sara ed Elisa ai pranzi di Natale, quando parlavo loro dei detriti spaziali, del rientro controllato dei satelliti e delle orbite cimitero. Lì ho capito che, forse, avevo qualcosa da raccontare.

Tra l’analisi dei detriti spaziali, le missioni come Blue Ghost o i temi legati alla propulsione, quali progetti l’hanno appassionata di più? C’è un risultato di cui va particolarmente fiera? E un sogno ancora da raggiungere, magari proprio la progettazione di razzi?

Sicuramente la missione Blue Ghost 1 mi è rimasta nel cuore: ho aperto chiaranellospazio il 15 gennaio di quest’anno, con un reel realizzato proprio per documentare il lancio del lander con a bordo il ricevitore LuGre, sviluppato a Bassano del Grappa dall’azienda Qascom. Ho seguito poi il suo viaggio verso la Luna nei contenuti successivi.

Dietro ogni contenuto sulla mia pagina ci sono io che, seduta tra i banchi dell’università, ho pensato “wow, interessante”! Le idee nascono spesso a lezione o rivedendo gli appunti, quindi tutti i miei reel sono realizzati con passione, a partire da argomenti che hanno affascinato me la prima volta che li ho sentiti. Questo mi impedisce di realizzare un piano editoriale, ma credo doni autenticità ai miei post.

Sono particolarmente fiera di essere stata scelta come Veneto Creator, perché sento molto forte il legame con la mia regione ed è un onore per me valorizzare le nostre eccellenze nel settore spaziale.

Un altro traguardo raggiunto, anche se piccolo, che però mi dà molta soddisfazione è aver superato la soglia dei 10000 followers, per il semplice motivo che ci sono arrivata da sola: gli script, il montaggio, le descrizioni dei reel sono realizzati esclusivamente da me, senza alcun aiuto esterno. E quello di cui tratto è un settore ancora abbastanza di nicchia, non è sempre facile trovare argomenti che possano risultare interessanti anche per chi è a digiuno di spazio. Quindi, sapere che 10000 persone, scrollando i social, hanno incrociato per caso un mio reel e l’hanno trovato sufficientemente intrigante da iniziare a seguirmi mi lusinga. Vuol dire che sto facendo questo lavoro nel modo giusto.

Un giorno mi piacerebbe lavorare nell’ambito della propulsione. È un campo molto molto complicato, ma che mi affascina da sempre. Prima però ho un altro sogno, in comune con 50 compagni di corso: lanciare il nostro satellite Alba CubeSat e portare a compimento la nostra missione spaziale. È un progetto studentesco ambizioso, un’avventura iniziata nel 2019 e di cui faccio parte da due anni e mezzo. In questo periodo ho lavorato nel team di Mission Analysis, che si occupa di determinazione dell’orbita, detriti spaziali e relative manovre di collision avoidance. Ora ho cambiato subsystem e sono ingegnere di sistema.

Il settore aerospaziale è ancora percepito come molto maschile. Nel suo percorso ha incontrato difficoltà? C’è stato un momento in cui ha pensato “ce l’ho fatta” o, al contrario, ha vacillato?

No, non ci sono mai state difficoltà relative all’essere una ragazza. Questa percezione di mondo maschile si perde un po’ in università. Certo ci sono più maschi che femmine, ma si lavora bene insieme, indipendentemente da questo.

No, non ci sono mai state difficoltà relative all’essere una ragazza. Questa percezione di mondo maschile si perde un po’ in università. Certo ci sono più maschi che femmine, ma si lavora bene insieme, indipendentemente da questo.

Ci sono stati dei momenti in cui ho temuto di non essere all’altezza, prevalentemente per la mia preparazione scolastica non adeguata, ma non ho mai nemmeno accarezzato l’idea di mollare, perché sapevo che avrei voluto a tutti i costi fare questo nella vita e che quindi dovevo andare avanti. E le soddisfazioni, dopo tanta fatica, arrivano sempre. La laurea in primis: non perché fosse importante farsi chiamare ‘ingegnere’, anzi, ma perché dire di studiare ingegneria aerospaziale e avere in mano un attestato che prova di aver raggiunto il proprio sogno sono due cose diverse.

Secondo lei, esistono ancora barriere culturali o scolastiche che tengono le ragazze lontane dalle STEM? Cosa potrebbe rendere materie come fisica e matematica più accessibili e coinvolgenti?

Credo che il problema più grande sia il modo in cui vengono insegnate le materie scientifiche a scuola. Manca il collegamento con la realtà: che senso ha studiare il segno di una funzione? Sembra un’analisi fine a se stessa, senza alcuna applicazione pratica. Bisognerebbe mostrare il nesso, con esempi pratici: la matematica, così come la fisica, è ovunque, anche se non la vediamo, e regola ogni aspetto della vita quotidiana. È nel giroscopio del nostro smartphone, nei nostri sistemi di navigazione e nelle tecnologie che utilizziamo tutti i giorni. Allo stesso modo i campi magnetici, la meccanica e l’ottica.

Soprattutto si parla poco a scuola di quanto lo spazio sia fondamentale per la vita, così come la conosciamo ora. Dal meteo alle mappe digitali alle comunicazioni. Se andasse in tilt lo spazio, ce ne accorgeremmo eccome, perché, come ricorda sempre il professore e astrodinamico americano Moriba Jah, “space is in our pocket”. Sembra lontano, non ci pensiamo mai, eppure è qui accanto a noi, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Ecco, con la matematica e la fisica succede la stessa cosa

Che consiglio darebbe alle ragazze che sognano di lavorare nello spazio ma temono che sia “troppo difficile” o “non per loro”?

Tappatevi le orecchie, non ascoltate chi vi dice che non è la vostra strada e seguite i vostri sogni. Ma, ed è fondamentale, fatelo solo se sentite la passione più forte di ogni altra cosa, perché altrimenti diventa una tortura inutile. La passione costringe a tirare fuori la grinta per affrontare i momenti difficili ed è l’antidoto perfetto contro la paura di non farcela. Dedicatevi a questo mondo meraviglioso per voi stesse in primis, per soddisfare la vostra curiosità e la vostra sete di conoscenza, non per il titolo altisonante che vi verrà dato durante la proclamazione.

Aggiungerei anche che, quando ho iniziato la triennale, non esistevano tutte queste pagine sui social dove gli studenti parlano della loro esperienza universitaria (soprattutto in ambito STEM) e raccontano come viverla con meno ansia, come preparare gli esami, organizzarsi per la sessione, ecc.. A mio avviso, è un trend che sta diventando eccessivo, per due motivi. Il primo: si rischia di far passare il messaggio sbagliato che basta essere organizzati e preparare per tempo gli esami, mentre la realtà è molto diversa. Nel racconto manca sempre un elemento decisivo, che spiega perché le materie STEM non sono per tutti: ci vuole sacrificio. Non essere dei geni, non avere chissà quali capacità intellettive, ma aver voglia di ripetere allo sfinimento un concetto che non entra, un esercizio che non viene.

Il secondo motivo, invece, è questo: nella vita non ci sarà sempre qualcuno a spiegarci come affrontare le sfide, tantomeno se si vuole diventare ingegneri. Bisogna invece essere in grado di camminare sulle proprie gambe, senza avere il manuale di istruzioni a portata di mano. Io ho iniziato con tutti i miei dubbi e le mie paure, senza conoscere nessuno e con un solo feedback da chi era già avviato nel percorso di studi: “è dura”.

Quindi, ragazze, abbiate coraggio. Abbiate coraggio di lanciarvi in qualcosa che sembra più grande di voi all’inizio e fatelo con la consapevolezza che, se è davvero quello che volete fare nella vita e siete disposte a sacrificare per arrivaci, niente e nessuno vi potrà fermare