Chiara de Fabritiis

Matematica, scienziata

17/09/2025

Laurea in Matematica all’Università di Pisa; diploma e dottorato alla Scuola Normale Superiore. Già ricercatrice presso SISSA e Università di Bologna, è Professoressa Ordinaria di Geometria all’Università Politecnica delle Marche. Ambiti di ricerca: analisi complessa e quaternionica; applicazioni della geometria allo studio delle opere d’arte. Si occupa di didattica della matematica con tecnologie digitali (dalla secondaria di I grado all’università e formazione docenti). Svolge attività di divulgazione (festival, scuole, articoli, interviste). Esperta di disparità di genere nelle scienze; coordinatrice della Commissione DEI dell’Unione Matematica Italiana.

Chiara, il suo percorso l’ha portata a distinguersi in un ambito altamente innovativo. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava di costruire questa carriera?

Ho sempre avuto la passione delle materie scientifiche e fin dalle elementari affermavo che avrei fatto la scienziata: all’epoca questo voleva dire che ero riuscita a convincere i miei genitori a riservarmi un ripostiglio dove facevo esperimenti chimici che ammorbavano l’intero condominio. All’inizio delle superiori ho cominciato a pasticciare un po’ con qualche programma sul Commodore Vic-20 che i miei mi avevano regalato; in terza superiore a un corso organizzato da un liceo ho incontrato una docente universitaria che mi ha parlato della bellezza della matematica e da allora è un amore che continua…

Oggi è un punto di riferimento nelle STEM tanto da essere tra le 100esperte della Fondazione Bracco. Ci racconta il suo percorso professionale e di cosa si occupa attualmente?

Ho studiato matematica a Pisa all’Università e alla Scuola Normale Superiore, dove ho continuato la mia formazione seguendo il corso di dottorato. Ho vinto un posto alla SISSA di Trieste come ricercatrice, poi mi sono spostata a Bologna, sempre come ricercatrice, e da molti anni sono ad Ancona all’Università Politecnica delle Marche, prima come professoressa associata e poi come ordinaria. Mi sono sempre occupata di matematica non applicativa (che spesso viene chiamata “astratta” o “pura”), in particolare ho iniziato lavorando in analisi complessa, che riguarda le funzioni sui numeri complessi (una generalizzazione di quelli reali), e geometria differenziale, che studia degli oggetti che si chiamano varietà; negli ultimi anni mi sono spostata verso i quaternioni, che sono un’ulteriore generalizzazione dei complessi. Oltre a questo campo d’indagine principale, i miei interessi scientifici comprendono anche lo studio dell’interazione fra matematica e musica; è un ambito che trovo molto stimolante perché mi permette di entrare in relazione anche con persone con una cultura e mentalità molto diverse dalle mie.

Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato recente di cui è particolarmente orgogliosa?

Non è facile spiegare al grande pubblico in cosa consista la ricerca matematica, perché spesso si ha l’impressione di una disciplina compiuta, mentre ogni giorni in tutto il mondo ci sono persone che lavorano in questo ambito e dimostrano risultati e teoremi nuovi, che prima non si conoscevano. Recentemente con un collega più giovane abbiamo studiato una classe di funzioni con proprietà

particolari e ci ha dato molta soddisfazione riuscire a fornirne una caratterizzazione precisa e abbastanza inaspettata.

Secondo lei, quali sono oggi le principali barriere che limitano l’accesso delle ragazze agli studi e alle carriere STEM? E cosa si può fare, concretamente, per superarle?

Formalmente nel nostro paese non esiste nessuna barriera per le ragazze che desiderano intraprendere una carriera STEM, eppure la frazione di donne che studiano o lavorano in queste discipline è ben sotto il 50%, con percentuali che in alcuni settori si aggirano addirittura sul 20%. La prima cosa da osservare è che questo divario non è dovuto in alcun modo a un’inferiorità femminile a livello di risultati, ma a una serie di pregiudizi culturali che fin dagli anni della scuola primaria portano le ragazze a sentirsi inappropriate quando sono appassionate di discipline scientifiche. È molto importante che le famiglie e la scuola siano consapevoli che in questo modo molte giovani non seguono il percorso di studi preferito e questo le impoverisce sia dal lato economico, perché si tratta di contesti lavorativi in cui ci sono ottime prospettive occupazionali e retributive, sia da quello umano, perché viene loro negata la possibilità di occuparsi di ciò che le appassiona. Nella biografia di moltissime scienziate, l’appoggio della famiglia e l’incontro con figure di riferimento femminili sono cruciali

Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che sognano di emergere in ambito STEM ma temono le difficoltà?

Di non scoraggiarsi, perché la mentalità sta cambiando e le studiose vengono viste sempre di più come una parte imprescindibile della comunità scientifica; seguire le proprie passioni è la strada più sicura per diventare persone serene e realizzate. Sono convinta che sia questa la motivazione chiave nella scelta di seguire una carriera scientifica: è vero che ci sono anche altri aspetti positivi, come le ottime possibilità di trovare lavoro, l’ambiente stimolante, le possibilità di viaggiare e conoscere altri paesi, ma a mio parere la felicità viene dall’aver seguito la propria vocazione li supera tutti di gran lunga. Un consiglio che mi sento di dare è di stabilire relazioni, già dall’inizio della scuole secondarie, con altre ragazze e con giovani donne che condividano le loro passioni; anche il ruolo di mentore che possono esercitare scienziate già inserite nella carriera lavorativa è un aiuto e uno stimolo importante.