Emanuela De Fazio è un’Ingegnere Informatico ad Indirizzo Elettronica e Telecomunicazioni con 25 anni di esperienza, molti dei quali trascorsi in Leonardo, gruppo leader a livello internazionale nei settori dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Nel suo percorso ha unito competenze tecniche, visione organizzativa e capacità di guidare progetti innovativi in contesti avanzati, dove l’ingegneria incontra trasformazione, sistemi e impatto concreto. Accanto all’attività professionale, porta avanti anche un impegno nella formazione e nella valorizzazione delle donne nelle STEM, diventando un esempio autorevole di leadership femminile in un settore ancora fortemente tecnico e competitivo.
Il suo percorso l’ha portata a distinguersi in ambiti altamente innovativi come l’ingegneria dei sistemi, il project management e la trasformazione organizzativa. Com’è nata la sua passione per le STEM? Fin da giovane immaginava questa strada?
La mia passione per le discipline STEM nasce molto presto – almeno dai racconti dei miei genitori – forse per indole forse per indirizzo familiare. Sono sempre stata incuriosita dal capire come funzionavano cose, persone, natura; adoravo trovare simmetrie, differenze, similitudini, e trovare connessioni tra cose o problemi apparentemente diversi, lontani gli uni dagli altri. Eredito dalla famiglia un amore profondo per la matematica e la musica ed un chiaro e forte sistema di riferimento fatto da valori, principi ed approcci basati su insegnamenti cattolici e protestanti, quali l’integrità, il senso di responsabilità, il rispetto degli altri, il coraggio e la costanza nell’impegno. Strada facendo si uniscono altre passioni per le discipline scientifiche e tecniche, per la filosofia, lo sport e la lettura. La varietà di interessi diventa un boost eccezionale per la mia crescita personale e un leitmotiv della mia personalità. Le passioni però non sono tutto e nell’età scolare servivano anche esempi concreti cose tangibili al di fuori della sfera familiare. E là partivo un po' in svantaggio. Anche se ridente e solare paese del sud, Amantea (paese della costa tirrenica calabrese) non era proprio il contesto della grande città o della città dalle mille opportunità. Essere donna in un momento ancora poco vivace e dinamico non allargava particolarmente gli orizzonti. Essere introversa, non facile ai compromessi, con idee a volte rigide ed obsolete non metteva necessariamente in relazione e in connessione col mondo. Ed allora facendo di necessità virtù non trovando stimoli ed opportunità nel contesto sociale valorizzo quello che ho: scuola, i film rai su figure storiche o mitologiche come Cristoforo Colombo, Alessandro Magno, Ulisse, Marco Polo, la musica con lo studio in Conservatorio di pianoforte e violoncello. Arriva poi la scelta universitaria: all’epoca erano in pole position le discipline ingegneristiche e l’astrofisica. Ma la prima ha la meglio sulla seconda. Sembrava avere una maggiore impiegabilità e portare ad un futuro più chiaro e certo. Così è in parte stato – di fatto iniziai la mia carriera lavorativa prima della seduta di laurea – ma mai avrei immaginato che mi avrebbe portata ad un percorso così ricco e trasversale. Essere ingegnere oggi non significa conoscere teorie ed applicarle, ma significa tante cose: abbracciare una varietà di competenze non solo tecniche, ma anche di natura sociale, relazionale, comunicative, emotive. Significa essere in grado di costruire qualcosa con altri, senza perdere di vista il contesto che può essere molto complesso e variegato.
Dopo la laurea in Ingegneria Informatica ha costruito una carriera tra sviluppo software, systems engineering, strategia e change management, in realtà complesse come Oracle e Leonardo. Ci racconta il suo percorso lavorativo e di cosa si occupa oggi?
Inizio in una piccola azienda Software House a Salerno dove mi occupo principalmente di sviluppo di Software Gestionale e inizio a capire quali sono le dinamiche delle aziende di consulenza. Dopo un anno, mi trasferisco a Milano in Oracle Italia e lavoro su programmi per grandi clienti del settore editoriale, bancario e dell’ Oil&Gas. Sono molto entusiasta dell’opportunità: è un momento di forte crescita del mercato IT e di Oracle stessa che rappresenta una delle Hi Tech più riconosciute in ambito internazionale. Dopo poco più di un anno però c’è un'altra svolta: per gioco invio un CV all’allora Alenia Marconi Systems (oggi Leonardo) e dopo qualche ora vengo contattata. Un po' di crisi e di dubbi ma alla fine penso : sì accetto, l’ambito mi affascina molto, magari ho opportunità di vedere altro, lavorare su qualcosa che tocco, rimango un paio di anni e poi ricambio .... in consulenza il cambio non è niente di ché … è quasi normale! Ma la svolta non è temporanea: a distanza di circa 25 anni sono ancora qua! L’esperienza in un gruppo industriale leader globale del comparto dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza è molto forte, densa ed avvolgente. Ho la fortuna qui di ricoprire vari ruoli in svariate funzioni organizzative, diverse per missione, dimensione e complessità. Inizio lavorando come System Engineer e poi come Project Manager su un programma del ramo Difesa. Qualcuno la definiva un’esperienza snervante, troppo faticosa ma quale non l’è stata! Io l’ho sempre definita una formidabile palestra professionale ed umana perché in pochi anni appresi una miriade di cose in ambito Dottrina C4ISR, Systems/ Software Engineering, Program Management e Gestione dei Teams di progetti. Nel frattempo, a costo molto alto (perché richiedeva studio notturno) acquisisco un Master in Business Administration mentre raggiungo a costo zero (lo studio era facilitato dall’esperienza diretta) la certificazione di Project Management Professional. Finita l’esperienza in progettazione transito nella funzione di Strategia e Sviluppo Tecnologico, dove rimango per circa undici anni. Si tratta di una funzione particolare: cambia perimetro, missione e ampiezza più volte e mi dà occasione di partecipare ad una incredibile quantità di progetti. Partecipo a numerosi gruppi di lavoro interni ed esterni in ambito C4ISR ed Homeland Security, in area nazionale, EU e NATO; contribuisco alla realizzazione dei Piani Strategici e di Sviluppo Tecnologico; divento Training Manager della funzione; partecipo allo sviluppo della Governance per le aree di Marketing e Business Development; contribuisco direttamente ad alcune iniziative di Sviluppo Strategico e di Continuously Business Improvement. La mia vita professionale evolve nel mentre realizzo la mia famiglia: arrivano Aurora ed Andrea due bimbi meravigliosi dagli occhi brillanti che integrano e completano ogni emozione dando un senso più ampio e profondo alle cose. Non è semplice continuare con lo stesso ritmo, gender equity alta o bassa che sia, la percezione che gli altri hanno di te un po' cambia. Non hai la stessa disponibilità di permanenza in ufficio o la stessa flessibilità nel viaggiare di prima. Ma molte cose – forse più importanti non variano: il senso di responsabilità, di appartenenza, di dedizione, la costanza; l’orgoglio nell’incontrare persone vitali e vivaci da cui imparare e con cui confrontarsi; l’entusiasmo e l’energia nel sentirsi parte dei cambiamenti ed essere motore di cambiamento. Dopo diversi anni lascio la funzione e mi trasferisco in una funzione rivolta ai programmi di Trasformazione nata in Corporate in HR. Continuo ad interessarmi di iniziative di Continuously Business Improvement, armonizzazione di processi, digitalizzazione dei processi e dei sistemi HR, ottimizzazione ed armonizzazione delle organizzazioni. E’ un mondo completamente nuovo per me – a volte distante, a volte vicino - ma la mia indole comunque mi porta a consolidare relazioni professionali, di stima e di amicizia che entrano a far parte in modo duraturo del mio sistema di riferimento. Dopo alcuni anni forse la scomodità logistica mi porta a rientrare in una sede più vicina a casa ed in una Business Unit nata da poco per rispondere ad una grande nuova sfida del mercato: il Global Combat Air Programme, un programma di collaborazione internazionale che coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone con l'ambizione condivisa di sviluppare un sistema aereo di nuova generazione. Nel programma mi occupo della Governance del portafoglio di sviluppo tecnologico ruolo sfidante e molto articolato perché interagisce con un elevato numero di stakeholders esterni ed interni; implementa un complesso framework di processi; integra tante discipline da quelle di System Engineering a quella di Portfolio Management, da quella di Risk and Opportunity Management a quella di Quality Management agli aspetti commerciali e di supply chain. Ancora una volta mi trovo in una sfida progettuale unica e totalizzante: a volte faticosa, a volte complicata, a volte tutt’altro che lineare e prevedibile, ma comunque con un impatto umano e professionale come poche fino ad ora incontrate. Si è aggiunta in questi ultimi tempi una nuova sfida relativa alla Qualità ed al Business Improvement dell’Unità Organizzativa di cui faccio parte e questo è una conferma del fatto che attitudini ed esperienza nel tempo si incontrano e si rafforzano.
Nel suo lavoro ha attraversato mondi diversi, dalla progettazione di sistemi complessi alla pianificazione strategica, fino alla formazione e al mentoring. Quali sono i progetti o le sfide che l’hanno maggiormente appassionata? C’è un risultato di cui è particolarmente orgogliosa? E un obiettivo che sente ancora davanti a sé?
Ogni fase della mia carriera mi ha lasciato qualcosa. Il percorso è stato variegato, impegnativo, faticoso, ma anche appassionante. Una costante delle esperienze vissute è stato il livello di complessità in cui ho avuto necessità di muovermi. Complessità del contesto esterno e di mercato, del contesto interno e dell’organizzazione, del programma, della natura progettuale. Fatta questa premessa penso quindi di poter dire che più di un singolo risultato, mi sento orgogliosa di aver costruito un percorso molto variegato senza perderne profondità; di avere sviluppato una buona capacità di imparare, adattarmi, smontare e rimontare – un po' come un bimbo che gioca ai lego ma sempre aggiungendo qualcosa di nuovo; di avere fornito in tante occasioni diverse un valore riconosciuto attraverso forma e contenuto; di avere provato sempre a trovare un equilibrio tra tradizione ed innovazione, processo e pragmatismo; dall’attitudine a creare ponti tra tecnologia, strategia e persone. Ripercorrendo comunque un po' le tappe più significative posso dire di avere molto amato lavorare sui sistemi C4ISR – in vari ruoli - perché basati su una filosofia trasversale applicabile a diversi scenari; lavorare su sistemi complessi richiede una visione sistemica e sistemistica e la capacità di integrare competenze molto diverse. Ho trovato di estrema utilità lavorare con molte Community of Interest - stakeholders governativi e compagini industriali caratterizzati da esigenze, responsabilità, influenze e ruoli diversi - perché mi ha aiutato a conoscere meglio come le diverse umanità si comportano nei contesti organizzativi. Ho trovato affascinante lavorare nelle funzioni di Strategia e di HR perché mi hanno dato l’opportunità di valorizzare l’attitudine strategica, la propensione alla innovazione ed al pragmatismo ed hanno contribuito a dimostrare quanto innovazione tecnologica e cambiamento culturale debbano procedere insieme prima nelle persone e nelle organizzazioni e poi negli strumenti che queste sviluppano. Ed in ultimo il GCAP che rappresenta oggi una sfida straordinaria per la sua dimensione internazionale e per la complessità nella cooperazione. Un obiettivo in futuro? Realizzare ancora tanti sogni nel cassetto, continuare a contribuire a programmi che abbiano un impatto concreto, dare valore all’organizzazione di cui faccio parte ed alle cose e parallelamente, aiutare le nuove generazioni a crescere professionalmente. DI fatto il mio attuale coinvolgimento nella funzione di Engineering Transformation della mia attuale Divisione rappresenta per me già una sfida personale in tal senso ed uno stimolo in più per poter contribuire all’impatto sulla società di una meravigliosa disciplina quale quella Ingegneristica.
I contesti tecnologici e ingegneristici restano spesso ambienti molto competitivi e ancora non pienamente equilibrati dal punto di vista di genere. Ha incontrato ostacoli legati al fatto di essere donna? C’è stato un momento in cui ha pensato “ce l’ho fatta” o uno in cui ha sentito la tentazione di mollare?
Lavoro in un contesto dal contenuto professionale altissimo e molto competitivo. In generale c’è una ampia attenzione alla presenza femminile, Leonardo ha elaborato un piano di Diversity, Equity and Inclusion che ha portato ad un importante riconoscimento nel 2023 (Certification for Gender Equality). Ma il contesto più ampio dell’ADS e del mercato in cui si muove ha comunque ancora margini di miglioramento. Continuano infatti ad esistere disequilibri di genere man mano che si sale di livello manageriale e nella politica salariale. La società di oggi continua ad assegnare alla donna i ruoli sociali primari della genitorialità, della cura delle generazioni precedenti e della casa - e questo di fatto toglie alla donna tempo e spazio per gli impegni lavorativi. In aggiunta al mondo femminile vengono associati modelli di leadership ritenuti poco efficaci o non sufficientemente aggressivi per il mondo produttivo. La combinazione di tali stereotipi sociali ed organizzativi facilita una presenza maschile più massiccia nelle sfere manageriali più alte e rende più complicato il riconoscimento della donna che a volte elabora sentimenti di inadeguatezza, di frustrazione e di sfiducia per il mancato riconoscimento. In generale penso che il successo o l’insuccesso nel percorso di carriera è influenzato da una serie di variabili. Il genere è sicuramente uno di quelli ma non l’unico. Per tornare al mio percorso personale direi di avere incontrato dei momenti di difficoltà, ma come dire, tutti i cammini sono fatti di partenze, arrivi, soste, cambi di rotta. Avere avuto l’impressione spesso di non ricevere la giusta attenzione mi ha portato a lavorare molto più intensamente e faticosamente della media (e questo succede tipicamente a molte donne) ed a cercare uno sviluppo professionale più ampio, distintivo e robusto. La formazione, l’autosviluppo, la docenza e la scrittura sono diventati nel tempo per me ambiti di interesse fortissimo: ho acquisito certificazioni ed attestati tecnici e di management ( in vari ambiti: Business Administration, Project Management, System Engineering, Training); ho iniziato a collaborare con i Chapter Italiani di alcune prestigiose Associazioni ed Ordini Professionali (PMI, INCOSE, ELIS, Ordini Professionali) e con svariate Università e Scuole; ho pubblicato vari articoli di divulgazione scientifica e professionale su riviste nazionali ed internazionali. Le esperienze fuori dal contesto organizzativo di appartenenza mi hanno dato una forza in più nell’affrontare momenti complessi e nel migliorare la fiducia in me stessa. L’insieme dei contesti – interno ed esterno all’organizzazione – ha in ultimo creato un network unico di relazioni di amicizia e di stima che mi hanno accompagnato fin qui e continueranno ad accompagnarmi nel futuro.
Lei si è occupata anche di formazione, divulgazione e ruolo delle donne nell’ingegneria dei sistemi. A suo avviso, esistono ancora oggi in Italia barriere culturali o strutturali che ostacolano l’ingresso e la crescita delle ragazze nelle STEM? Cosa si potrebbe fare, concretamente, per cambiare le cose?
Credo che l’ingresso e la crescita delle ragazze negli ambienti STEM sia oggi ancora ostacolato da bias culturali legati agli stereotipi sociali e di leadership di cui parlavamo prima. Tali difficoltà non dipendono dalle capacità delle ragazze, ma dalla mancanza di modelli di riferimento o dalla percezione che certe professioni non siano per loro. Cambiare questo scenario significa cambiare tante cose non solo per avere una maggiore inclusione delle diversità ma per garantire anche un futuro sostenibile. Serve l’impegno di tutto il sistema politico, economico, produttivo e sociale. La società deve ritornare ad essere una società di valori recuperando: il rispetto per l’individuo – qualsiasi sesso, età, etnia, credo e lingua abbia; il rispetto per l’ambiente perché non solo non siamo ancora pronti a trasferirci su un altro pianeta ma l’ambiente è inesauribile fonte di forza e di bellezza; un progresso etico e bilanciato: non è umanamente corretto inseguire una evoluzione che genera disequilibri sociali, ambientali ed economici. Serve poi un impegno programmatico strutturato: obiettivi chiari; programmi definiti; misure dell’efficacia dei progetti, controllo dei progetti e prontezza a ridirigere gli investimenti. Servono politiche di incentivazione e di aiuto a sostegno della donna. Serve una cultura meritocratica pronta ad osservare senza filtri, ricordare ed premiare. Serve coraggio nel cambiare e coraggio nel sostenere idee, progetti e responsabilità. E’ forse proprio per questa profonda voglia di contribuire ad un possibile cambiamento che da oltre 17 anni considero il mio ruolo di docente, volontaria e Role Model così importante: incontrare studenti e studentesse permette di mostrare concretamente il mio pensiero, contribuire alla loro crescita, mostrare che qualsiasi carriera sia davanti a loro le discipline STE*A*M possono contribuire a renderli più innovativi e che l’ accessibilità a ruoli tecnici non dipende dagli stereotipi a cui la società ci abitua ma dalla competenza e dalla motivazione. Credo nella missione del Sistema scolastico, nell’ orientamento precoce, nella collaborazione tra scuola e imprese e nella comunicazione e tutto ciò deve essere sviluppato come abilitatore del futuro. C’è poi un altro aspetto non secondario: l’incontro tra giovani generazioni e generazioni mature porta una ricchezza nuova. L’energia e la ricchezza espressa fra i banchi diventa un motivo di riflessione e crescita per i professionisti e lo è stato spesso per me. E’ determinante continuare a perseguire la valorizzazione di chi è competente – uomo o donna che sia –così come è doveroso valorizzare il contributo femminile, perché nel tempo più volte sottovalutato e messo da parte.
Che consiglio si sentirebbe di dare alle ragazze che vorrebbero intraprendere una carriera tecnica o ingegneristica, ma temono di non essere abbastanza preparate o di non trovare spazio in questi ambiti?
Viviamo in un’epoca caratterizzata da trasformazioni rapide e profonde, che investono ogni ambito della vita: dalla tecnologia all’economia, dalla politica alla società alla cultura. In questo contesto non è facile condividere messaggi efficaci ed inspirational con le giovani generazioni. Ampiezza e velocità della trasformazione può generare in chiunque – ma soprattutto in loro - entusiasmo da un lato ed incertezza e disorientamento dall’altro. Li spinge a rifugiarsi in quello che sembra top, trend: tecnologie ICT, social ed AI e tutto ciò genera una quantità di stimoli elevatissima e spesso difficile da gestire. Realtà e finzione non si distinguono più, non è facile capire come sarà il domani, o come sarà il domani senza gli strumenti odierni, fare a meno di quella risposta dell’AI sembra una cosa non possibile. La potenza di elaborazione dei motori di ricerca affascina tutti – grandi soprattutto, non abituati a ciò così come nativi AI – che crescono pensando che ciò sia reale; i risultati restituiti dalle ricerche sono incredibilmente precisi e rapidi - pur arrivando dalla scansione ed elaborazione di miliardi di record di conoscenza; l’AI viene percepita come qualcosa che possa risolvere tutti i problemi dell’uomo. Il rischio di fidarsi e di lasciare lo spazio della nostra mente ad altro è quindi alto. Allora forse quello che mi sento di condividere con i giovani di oggi è che il mondo cambia, si trasforma in modo rapido, non programmato e non prevedibile, e che bisogna imparare ad affrontarlo con coraggio, determinazione, senza paura e con gli strumenti giusti. Per farlo dobbiamo essere liberi di pensare in modo autonomo e non in modo dipendente da altro. Dovremmo essere capaci di fare un po' quello che fa l’AI: avere una libreria ampia di conoscenze; adattarci, creare conoscenze e competenze che possono essere facilmente scomposte, riorganizzate, modificate, riadattate. Imparare ad imparare è una competenza distintiva dell’oggi e del domani e probabilmente in questo le materie STEM possono aiutarci. Perché non fatte solo di conoscenze codificate o di nozioni da apprendere e replicare, ma perché basate su un linguaggio strutturato, un linguaggio che permette all’essere umano di capire in primis se stesso, gli altri, la realtà e di dialogare con essa. Comprendere il mondo significa saper leggere i fenomeni nella loro complessità, coglierne le connessioni, interpretarne le dinamiche. La scienza in questo caso non offre soltanto risposte, ma soprattutto strumenti per porre domande migliori. La tecnica e l’ingegneria aggiungono un tassello al disegno, definiscono bene il problema, come risolverlo, come fare le cose, con quale processo, con quali approcci. Creano dal nulla soluzioni adatte alle esigenze, utili, sostenibili nel tempo e nello spazio. Questo però non basta. Diventa fondamentale riconoscere la natura intrinsecamente imperfetta del processo scientifico e dei metodi tecnico – ingegneristici. La conoscenza evolve per approssimazioni successive, attraverso tentativi, errori, verifiche e revisioni e la progettazione diventa un tassello fondamentale per testare, provare ed aggiustare il tiro in un’ ottica di sviluppo incrementale. L’errore indotto dalla scienza, dal processo scientifico o dalla debolezza umana non deve rappresentare una battuta d’arresto, ma una componente strutturale del progresso: è ciò che consente di affinare ipotesi, correggere traiettorie, aprire nuove strade. Accettare questa dimensione significa anche educare a una cultura della resilienza e della pazienza, qualità indispensabili per chiunque voglia intraprendere un percorso nelle discipline scientifiche e tecniche. Ma d’altro canto le risorse sono poche non possiamo permetterci di realizzare cose strafighe ma non utili o non sostenibili economicamente o da un punto di vista sistemico. E’ fondamentale quindi integrare competenze diverse. Serve pensiero strategico, attitudine all’innovazione e creatività perché dobbiamo realizzare qualcosa di remunerativo, innovativo, riconosciuto , efficace e competitivo. Serve mindset sistemistico perché serve realizzare qualcosa di fattibile, duraturo, in linea con le esigenze, mantenibile, con architetture ottimizzate e flessibile allo scenario che cambia. Serve capacità comunicativa e collaborazione: il mondo è ampio – non esistono più i mercati ma un mercato globale e quindi non realizziamo più nulla da soli. Alle scienze (tecniche ed umane) si aggiunge l’etica e l’arte. Etica ed arte ci mettono in risonanza col mondo esterno; ci fanno trovare dei punti di riferimento – nelle persone che ci ispirano e ci guidano, o semplicemente nelle cose e nelle storie che incontriamo - e ci fanno trovare equilibro con questi. E’ l’insieme di tutto ciò che ci dà la libertà di creare una identità forte, solida e riconosciuta; ci fa navigare la complessità; ci rende liberi nel pensiero e nell’azione; ci permette di credere e sviluppare il nostro sistema di valori e principi; di esprimere e difendere le nostre emozioni, senza avere il rischio di essere sostituiti un giorno o l’altro dall’AI.
Interviste e contenuti
- Capitolo nella pubblicazione Donne fra le stelle, Edito Springer
- Transformation strategy and business model to balance products vs services ratio in the C4ISR domains – (Finmeccanica) Polaris Innovation Journal, 2017
- Why It Is Important to Build an Innovation Strategy Through the Project Management Maturity Model -IEEE Aerospace and Electronic Systems Magazine, 2017
- “The Challenges of Security in a Network-Enabled Environment” – AFCEA Europe Symposium and Exposition, Istanbul, 2010;
- “Le tecnologie del prossimo futuro ” AIRI – Associazione Italiana per la Ricerca Industriale (2010, 2012);
- “Sviluppo di Architetture NEC: Digitalizzazione del campo di battaglia” – Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze/ Ist. Alti Studi per la Difesa (ISSMI/ IASD), Roma (2009/2010);
- https://www.pmi-centralitaly.org/wp-content/uploads/2017/12/3c2b0-training-professional-meeting-2017_3_pom-de-fazio.pdf
- https://www.youtube.com/watch?v=BywVEpT_2oo
- “Potenzialità industriali nella progettazione e realizzazione di sistemi integrati di Difesa Aerea”– Congresso ANUTEI, Roma (2008);
- https://serandp.com/wp-content/uploads/2016/09/design-next-generation-project-managers-brochure.pdf
- https://www.aofs.org/2025/06/15/systems-engineering-and-the-growing-role-of-women/?utm_source=chatgpt.com
- https://www.limprenditore.com/gestione-progetti-un-costo-superfluo-o-un-vantaggio-strategico/