Giorgia, il suo percorso l’ha portata a distinguersi nell’industria metalmeccanica. Dopo la laurea in Economia ha maturato esperienze in multinazionali, poi è rientrata nell’azienda di famiglia SCAM, fino a diventarne CEO. L’azienda, fondata nel 1930, è specializzata in termotecnica per grandi impianti industriali, progetta e costruisce apparecchiature per scambio termico, vuoto e dissalazione, impiegate in power generation, chimico-petrolchimico, acciaierie e cantieristica/navale. Nel suo lavoro, quali sono i progetti o le sfide che l’hanno appassionata di più? C’è un risultato di cui è particolarmente orgogliosa?
Il fondatore dell’azienda, mio padre, non voleva lasciare l’azienda ad una donna (anche se già lavoravo con lui da molti anni) e non avendo neanche la prospettiva di un nipote maschio, perché io ho avuto tre figlie femmine ha iniziato un principio di “distruzione” dicendo che l’azienda sarebbe sparita con lui. Un passaggio generazionale molto faticoso, purtroppo conclusosi solo dopo la sua assenza. Sono molto orgogliosa di dire che ho ereditato l’azienda sette anni fa, ristrutturandola sia infrastrutturalmente che a livello organizzativo e oggi, nonostante il periodo pandemico e le condizioni in cui sono subentrata, siamo un’azienda sana e solida che vuole crescere e sviluppare nuovi mercati e nuovi prodotti.
Oggi è anche Presidente AMMA e Vicepresidente Unione Industriali Torino. Ha un “sogno” che vorrebbe realizzare nei prossimi anni?
Imparare a fare impresa è quello che ho appreso in tutti questi anni, e che continuo ad imparare, dal confronto con tanti altri imprenditori all’interno dell’associazione, vorrei poter trasmettere lo stesso spirito e coraggio alle nuove generazioni. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti dei giovani di oggi e di domani e per questo che, come Unione Industriali e come Amma, sviluppiamo tanti progetti nelle scuole e con le scuole, portandoli nel mondo delle imprese o portando l’impresa nel loro mondo.
Ancor più sviluppare l’imprenditoria femminile, soprattutto in un settore come quello metalmeccanico. In associazione oggi c’è un tavolo Diversity, Equity & Inclusion, un luogo dove imprenditrici/imprenditori, manager ed esperti si incontrano per confrontarsi scambiare best case e lavorare insieme anche sulle tematiche di genere.
A suo avviso, esistono oggi in Italia barriere culturali o strutturali che frenano l’accesso delle ragazze alle STEM o la loro crescita professionale (orientamento, modelli di ruolo, politiche aziendali, filiere tecnico-industriali)? Quali azioni concrete suggerirebbe a scuole, università e imprese—anche alla luce di iniziative territoriali come Yes4To?
Credo che le barriere siano più che altro invisibili generate dallo scenario culturale in cui siamo cresciute e dal sistema che ci circonda. Molte cose però stanno cambiando positivamente, forse anche grazie a tanta attività di formazione e informazione e ad iniziative come quelle che da tanti anni portano avanti le associazioni e Yes4To in primis. Non si tratta solo di orientamento ma di raccontare esperienze vissute di successo, perché i numeri dimostrano che le donne quando intraprendono gli studi, anche percorsi stem, hanno risultati più alti e più veloci di quelli dei colleghi maschi. Le reti possono fare molto: non solo nel creare opportunità, ma nel dare visibilità a modelli diversi di leadership, nel normalizzare la presenza femminile in diversi contesti.
La sfida principale oggi per una donna è costruire autorevolezza senza dover imitare modelli di leadership maschili.
Che consiglio darebbe a una ragazza che sogna di emergere nelle STEM ma teme le difficoltà? C’è una competenza o un’attitudine che considera decisiva oggi?
Semplicemente la determinazione e l’impegno. Soprattutto cercare di intraprendere percorsi attinenti al proprio talento e di cui si è appassionate, perché questo riduce di molto la fatica e rende più piacevole e rapido il raggiungimento degli obiettivi. Sicuramente non aver paura di fallire, di cambiare percorso e di chiedere aiuto.
I dubbi non sono un segno di debolezza, sono spesso una prova di responsabilità e consapevolezza.
Importante inoltre costruire alleanze strategiche con cui condividere e costruire il proprio sogno. In un’epoca in cui si parla di Intelligenza Artificiale, da cui sicuramente non potremmo prescindere, le persone ancora fanno la grande differenza.
L’inclusione è un percorso che richiede coraggio, coerenza e collaborazione.