Mariasole Bannò

Prof.ssa Ing. Mariasole Bannò, Ph.D | Presidente della Commissione Genere - Unibs | Equality manager Cost Action CA20101 | Dipartimento di Ingegneria Meccanica Industriale | Presidente Commissione Pari Opportunità del Comune di Brescia

Professoressa di Economia e gestione delle imprese presso il Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, Presidente della Commissione Genere dell’Università degli studi di Brescia e Presidente della Commissione Pari Opportunità del comune di Brescia. Dopo il liceo artistico si laurea in ingegneria con un dottorato in Ingegneria, è esperta di strategia aziendale, sostenibilità e diversity management. Equity manager di una Cost Action con oltre 40 paesi partecipanti è autrice di numerose pubblicazioni, è consulente esperta sui temi della parità di genere. Referente Scientifica del Progetto STEM in Genere.

Gentile Mariasole si è laureata in Ingegneria con un dottorato in ingegneria. Com’è giunta a questa scelta? E’ sempre stata portata per le materie STEM fin da piccola? Cosa sognava di fare “da grande”?

La mia scelta di intraprendere gli studi di ingegneria è scaturita dalla mia passione per le materie scientifiche, anche se il percorso che mi ha portato a quella preferenza affondava le sue radici in una preparazione completamente diversa, e cioè un liceo artistico. È stato come se in me convivessero due anime e due diverse direzioni: l’amore per l’arte e quello per i numeri. Credo sia stata questa la dualità che ha costituito poi il tessuto connettivo di quello che sono ora. L’amore e la precisione dei calcoli scientifici applicate alle materie che studio e la mia inclinazione artistica, la quale, per esempio, mi ha indotto a utilizzare il teatro come parte importante della mia didattica. Sono convinta che qualunque argomento razionale sia in grado di raggiungere le corde più intime e profonde se è mediato da un approccio artistico e culturale.

La scuola le ha fornito un orientamento in questo senso? La sua famiglia l’ha sostenuta nella scelta?

La scuola di allora non era certamente fornita di un orientamento così preciso, soprattutto per le materie STEM verso le giovani ragazze. Credo che ognuna di noi dovesse tener conto solo delle proprie aspirazioni personali, proprio perché allora come oggi, le materie scientifiche sembravano appannaggio della sola vita degli studenti maschi.
Ma ho avuto professori, anzi professoresse, che comunque hanno accompagnato le mie inclinazioni e mi hanno fatto amare in particolare la matematica.
La mia famiglia mi ha accompagnata e sostenuta, in ogni modo e a qualsiasi costo, nella direzione che io avevo scelto per me. Mi madre e la sua laurea in scienze politiche con una tesi sulla parità salariale, è stato per me un esempio di autonomia, di caparbietà, di femminismo e il mio destino non poteva essere che seguire le sue orme.
Identità, autodeterminazione, libertà. Sono gli esempi che abbiamo vicino che possono trasformarsi nella leva emotiva che accompagna la nostra esistenza.

Dopo la laurea ha iniziato il suo percorso di ricerca. Oggi è Professoressa a ingegneria e coordina un gruppo di ricerca. Ci può descrivere il suo percorso professionale e di cosa si occupa? Ha qualche progetto per il futuro?

Il percorso che mi ha portato a essere Professoressa in Economia Applicata nel Dipartimento di Ingegneria Meccanica a Industriale è iniziato con il PhD in Economics and Management of Technology, nel marzo 2009 con un figlio appena nato e una figlia di 4 anni. Il mio percorso professionale si è sviluppato nell'ambito della formazione e della ricerca, con un focus particolare su diversity management, tematiche di genere e impresa familiare. Sul piano accademico, ho pubblicato numerosi articoli scientifici, due monografie e capitoli di libri su riviste e pubblicazioni internazionali di economia e management.
Per il futuro, il mio obiettivo è continuare a sviluppare percorsi di formazione innovativi, che integrino approcci pratici e teorici, e ampliare la ricerca su come la gestione della diversità possa generare valore per le organizzazioni.

Nel suo percorso di studi o nella sua carriera, ha incontrato difficoltà in quanto donna?

Nei percorsi di studio e di carriera, le donne incontrano numerosi ostacoli “di genere”: barriere o difficoltà come, ad esempio, stereotipi o pregiudizi legati all’ambito scientifico o professionale prescelto, carichi di cura nel corso della progressione professionale che insistono sulle donne in modo sproporzionato rispetto agli uomini. Tali ostacoli sono ancor più consistenti se l’ambito disciplinare in cui si studia e lavora appartiene all’area STEM, che vede ancora oggi una percentuale più alta di uomini. Essere donne in una disciplina STEM è a tutti gli effetti una sfida quotidiana
La mia volontà e la mia determinazione hanno sempre rivolto il loro sguardo alla necessità di esortare le giovani ragazze a intraprendere un percorso didattico e di ricerca nell’ambito scientifico, un ambiente nel quale la discriminazione, da parte dei colleghi di sesso maschile, ma anche femminile, non si è ancora estinta.
Sono sempre stata pervasa dalla sensazione che, le idee femminili nell’ambito scientifico, non possiedono mai un’evidenza indiscussa. Tutto sembra celato, seminascosto, relegato in un angolo buio della letteratura e dell’epistemologia, quasi raccontato a voce bassa. Come se ci fosse, da parte di alcuni uomini un intento inconscio, e cioè quello di oscurantismo, l’impegno di escludere le donne alla partecipazione nella vita scientifica.
Divulgare il messaggio di una scienza che può essere anche femminile è diventata una necessità improcrastinabile. Significa, prima di tutto, ricollocare quelle donne all’interno della storia della scienza, nel luogo dove sono sempre state, riscattandole dall’inconsistenza alla quale le ha relegate la storia. E al contempo, significa sostenere le donne ricercatrici che vivono ai nostri giorni, capire che il progresso scientifico transita anche dalla mente femminile.
Anche le donne hanno elargito la loro generosa e inesauribile partecipazione, hanno trovato le risposte a quesiti non meno importanti di quelli maschili. Il risultato? Molte non hanno mai condiviso il Nobel per le scoperte che avevano contribuito a individuare.
Invece noi donne siamo ancora troppo spesso costrette a scegliere tra la carriera e la famiglia, tra la nostra passione scientifica e il concepimento di un figlio, come se la famiglia fosse una mera questione di donne e una cosa escludesse l’altra.
Sono convinta sia necessario modificare la società nel profondo, bisogna modificare la struttura stessa del pensiero che connette le donne alla scienza. C’è bisogno di una nuova rivoluzione!
Se le giovani ragazze non sanno, non possono scegliere. Se non si racconta loro di una letteratura scientifica tutta al femminile, magari pensano che non saranno mai in grado di comprenderla, che quegli argomenti non sono congeniali alla loro preparazione, che non sono cose da donne.
Mai come ora è necessario creare, nelle giovani ragazze, una nuova consapevolezza, la certezza che, anche la loro intelligenza, può partecipare alla vita scientifica. Perché l’istruzione e la competenza non sono innegabilmente determinate dalla combinazione della ventitreesima coppia di cromosomi X e Y presenti in ogni essere umano.
Sono, semplicemente, dentro ognuno di noi.

Secondo lei, nel nostro Paese esistono ancora barriere che impediscono alle ragazze di avvicinarsi agli studi STEM o alle giovani donne di fare carriera in queste professioni? Cosa si potrebbe fare per migliorare le cose?

I dati ci confermano in modo incontrovertibile che numerosi ostacoli educativi, culturali, e sociali impediscono alle ragazze di assecondare le proprie naturali inclinazioni e accedere agli studi STEM. Il prezzo di questo fenomeno, oltre alla grave limitazione della libertà personale che impedisce il pieno sviluppo della persona umana, è una consistente perdita di talenti femminili. La strategia di intervento deve essere trasversale, deve coinvolgere l’intera comunità educante e iniziare sin dai primi anni. Progetti dedicati, come STEM in Genere possono fare molto nel sensibilizzare sia bambine e bambini, sia insegnanti e educatori/educatrici. Attraverso la riscoperta di talenti femminili che hanno contribuito alla storia della scienza, nuove rappresentazioni e narrazioni che mettono in luce “role model” a cui ambire è possibile incoraggiare una diversa percezione di sé nelle ragazze e aprire il loro orizzonte futuro verso ciò che davvero vogliono diventare, al di là di ogni stereotipo o pregiudizio.

C’è qualche consiglio che può dare alle ragazze che amano le materie STEM e vorrebbero intraprendere questa strada ma hanno ancora incertezze e timori?

Incertezze e timori vanno accolti come parte del percorso di crescita e considerati come strumento per poter arrivare al cuore della propria scelta, che va ascoltata, incoraggiata, e sostenuta. Le ragazze che amano le materie STEM devono sapere che possono intraprendere questa strada, che gli stereotipi o le suggestioni culturali che purtroppo ancora ricevono possono affaticare, ma non possono fermare. Direi loro di trarre ispirazione ed entusiasmo dalle tante donne che si sono distinte con il loro genio e la loro tenacia. Direi di guardare alle proprie contemporanee che stanno quotidianamente studiando e lavorando negli ambiti scientifici STEM con capacità distintive e standard di eccellenza: ragazze, sono le vostre future colleghe che vi stanno aspettando!