Marilena Hyeraci

Avvocata specializzata in privacy & cybersecurity e fondatrice del Women Affinity Network

09/05/2025

Marilena Hyeraci è una delle voci più autorevoli in Italia sul rapporto tra diritto e nuove tecnologie. Avvocata, specializzata in protezione dei dati e cybersecurity, con esperienza anche in compliance generale e diritto penale societario, ha costruito una carriera brillante e trasversale che la vede protagonista nei contesti legali più complessi e internazionali. Fondatrice del Women Affinity Network, nel 2022 nominata tra le prime 50 Role Model del settore legale e nel 2023 tra gli avvocati più influenti in materia di compliance, Marilena è anche una delle Top Voices LinkedIn in Italia, instancabile promotrice di leadership femminile, inclusione e cultura digitale etica.

Marilena, la sua formazione giuridica si è evoluta con una specializzazione nel mondo tech: dalla data protection alla cybersecurity, fino al diritto dell’intelligenza artificiale. Com’è nato questo interesse per l’intersezione tra diritto e tecnologia? Come ha costruito il suo percorso di studi?

Quando il primo computer, che sembrava un piccolo televisore (sic!), ha fatto ingresso in casa mia, ero ancora una bambina: sono estremamente curiosa e a lungo mi sono domandata cosa avesse di diverso dalla macchina da scrivere, che improvvisamente sembrava meno utile ai miei genitori.. Ogni novità intorno a me innescava delle domande: negli anni ho cercato di trovare - a modo mio, secondo la mia personale scala di valori – delle risposte. Questo vale per tutto ed anche per la tecnologia: va velocissima, si rinnova rapidamente, il diritto la rincorre e fa spesso fatica a starle dietro. Durante l’università ed anche dopo la laurea in legge, ho viaggiato e lavorato in contesti internazionali: la tecnologia era dappertutto - penso alle riunioni in video conferenza con colleghi dall’altra parte del mondo (già almeno 15 anni prima del Covid19), data room virtuali dove condividere i documenti confidenziali o redigerli a più mani in tempo reale.. La tutela dei diritti fondamentali e della privacy, era una sfida enorme già prima dell’avvio dell’intelligenza artificiale. Ho iniziato ad occuparmi di protezione dei dati personali nell’ambito di indagini interne e procedimenti penali che coinvolgevano più Stati, laddove la normativa era molto diversa: mi capitava di dover ‘ragionare’ con colleghi oltre oceano e spiegare che alcune cose, ad esempio la revisione massiva delle caselle di posta aziendale, in Europa e in Italia erano assolutamente vietate, senza alcun margine lasciato all’interpretazione. Con l’evoluzione delle tecnologie, l’utilizzo sempre più diffuso delle piattaforme digitali, la condivisione ed il trasferimento dei dati al di fuori di aree geografiche dotate di misure di sicurezza omogenee, quello che era una passione e nicchia del mio tempo, è diventato il centro dei miei studi e della mia giornata lavorativa. Oggi cerco di aiutare le aziende, un po' di tutte le dimensioni e settori, a “mappare” i loro flussi di dati, definirne strategie, piani di governance, gestione degli incidenti informatici e delle vulnerabilità, meccanismi di monitoraggio e controllo. Non si tratta solo di supportare le aziende ad un formale adeguamento alla legge (al GDPR, all’AI Act, alla Direttiva NIS, o al Regolamento Dora, per fare qualche esempio) ma di definire insieme strategie e meccanismi che tengano, anche in situazioni di crisi, incidenti informatici, oramai estremamente frequenti. La mia passione per la tecnologia é accompagnata da un forte senso di responsabilità: il digitale permea le nostre vite, come singoli e ecosistema, può creare delle dipendenze, anche causare delle patologie, un incidente informatico non gestito o gestito male può comportare il blocco dell’operatività di un’azienda oltre che gravi perdite, per non parlare dei rischi connessi agli attacchi globali. Con il mio lavoro, cerco - in piccolo - di prevenire

tutto questo e contribuire a rendere le soluzioni digitali rispettose dei diritti delle persone anche in un’ottica di sicurezza generale.

Ogni giorno affronta temi di grande attualità come la cybersicurezza, la governance dei dati e l’intelligenza artificiale. Cosa la appassiona di più del suo lavoro?

Il digitale ha un potenziale enorme, può agevolare alcuni lavori, mitigarne i rischi, pensiamo alla robotica in una sala operatoria, oppure alla riduzione dei costi di produzione grazie ai twin digitali e al metaverso industriale. Tuttavia, la tecnologia – in tutte le sue fasi, sin dal momento della progettazione fino a quello dell’uso da parte dell’utente finale - va “filtrata”, per usare una metafora, andrebbe “vista con le lenti”, mantenendo lo sguardo d’insieme e bilanciando costi e benefici, i valori di volta in volta in gioco, in un’ottica di ecologia integrale e sviluppo sostenibile della società. Quello che mi appassiona di più sta proprio nell’ “aiutare” i clienti e cercare una soluzione alle loro domande: raramente equivale a “raccontare” la legge che regola una determinata situazione - ad esempio nel Codice della Privacy o nell’AI Act - più spesso si tratta di interpretarla in modo creativo, spesso “scrivendo” insieme delle buone prassi o linee guida di settore. Quando si tratta di sviluppo di misure organizzative o garanzie contrattuali applicate a sistemi di intelligenza artificiale generativa o a piattaforme digitali globali con forte impatto sulla società, non è semplice il bilanciamento degli interessi in gioco, se pensiamo ad esempio alla tutela dei diritti dei minori o dei più fragili. Nel mio piccolo, cerco di disegnare delle soluzioni legali che siano anche in linea con i valori e principi etici in gioco. Ragionare in termini di cybersicurezza o avere una strategia sulla gestione dei dati sono passaggi imprescindibili per qualunque azienda, indipendentemente da dimensione o industry. Costruirle nel rispetto delle norme, soddisfacendo gli obiettivi e le priorità dei clienti, è la sfida maggiore che spesso ci viene posta.

Nel 2012 ha fondato il Women Affinity Network, e da allora non ha mai smesso di promuovere la leadership femminile e l’inclusione. Qual è stato il momento in cui ha sentito il bisogno di creare questa rete e cosa l’ha spinta a farlo?

La community Women Affinity Network riunisce professioniste con background e percorsi diversi, accomunate dall’idea che condividere esperienze e pratiche di inclusione virtuose possa fare la differenza. Parlo al femminile perché è nata tra donne, ma in realtà sono tanti i professionisti uomini, sensibili e preparati sui temi dell’inclusione, che partecipano alle nostre iniziative. E’ nata tanti anni fa, quando in Italia si parlava ancora pochissimo di leadership femminile e inclusione, per “imitare” delle colleghe americane che si riunivano già da molti anni. Credo che mi abbia spinto l’esigenza di creare degli ambienti “protetti” per ascoltare e supportare le colleghe nei percorsi di carriera: alcune volte sentirsi dire “anche a me è successo” da donne che oggi magari sono il CEO dell’azienda, può aiutare a non scoraggiarsi! l’esempio e la condivisione di percorsi consente ad altre donne di arrivare un po' più preparate e gestire meglio situazioni stereotipate o discriminatorie. Con la community, abbiamo organizzato incontri molto diversi tra loro, eventi di formazione con coach specializzate, testimonianze di leader femminili indiscusse, anche straniere. Ricordo che, qualche anno dopo il lancio della community, abbiamo organizzato un incontro in collegamento con amiche e colleghe in altri Stati per commentare il libro “Lean in” (Facciamoci avanti) di Sheryl Sandberg: le storie e gli aneddoti emersi avevano degli elementi di “affinità” incredibili, nonostante la diversa cultura o contesto nel quale si erano verificati. Abbiamo vissuto in prima persona quell’energia positiva che viene prodotta quando persone “affini” si incontrano, il valore e potere del fare rete, di raccontarci e supportarci. Un altro progetto, in piena epoca Covid19, è stato “Nel Nostro Piccolo”: si trattava di incontri virtuali con cadenza mensile, durante i

quali, nonostante il lockdown, abbiamo continuato a vederci in video conferenza e condiviso esperienze e policy virtuose per affrontare l’isolamento, commentando e condividendo procedure aziendali sul diritto alla disconnessione, protocolli che definivano il numero massimo di riunioni calendarizzabili in un giorno.. Un paio di anni fa abbiamo avviato i “Caffè con la Role Model”: si tratta di momenti informali, durante i quali, proprio mentre beviamo il caffè, professioniste straordinarie raccontano aneddoti della loro vita personale e professionale. Nel 2024 abbiamo avuto come Role Model Diana Allegretti, Marilù Capparelli, Liliana Fratini Passi, Mara Panajia, Annamaria Tartaglia, ed Angela Tornatora (qualche momento nella foto allegata). Questo programma ha riscosso molto successo: oltre ad essere ancora in corso, ha ricevuto l’accreditamento dal Consiglio Nazionale Forense, e dunque la partecipazione ai nostri Caffè attribuisce i crediti formativi utili per la formazione obbligatoria continua richiesta dai vari Ordini professionali di appartenenza, confermando il valore prezioso di ogni incontro.

Che consiglio si sente di dare alle giovani donne che si impegnano con determinazione, ma sentono ancora il peso del cosiddetto “soffitto di cristallo”?

Alle giovani donne consiglierei di alzare la mano, il più possibile.

Ricordo che, anni fa, in preparazione di un retreat internazionale, mi ero rivolta - con titubanza - ad una collega, socia da poco, per qualche consiglio: come risposta, mi sarei aspettata “studia bene la presentazione”, “approfondisci questo argomento”, e invece mi disse proprio di alzare la mano il più possibile e farmi avanti. Studi dimostrano che le donne in Italia sono in media più “timide” dei colleghi uomini, nel senso che si candidano solo se si sentono al 100% preparate, già a scuola le ragazze alzano la mano solo se sicure al 1000 per mille della risposta. Con questo meccanismo, perdiamo moltissimi talenti femminili. Negli ultimi anni, alcune associazioni e community mi hanno proposto di fare da mentore nell’ambito dei loro percorsi cross aziendali: pressocché settimanalmente mi capita di incoraggiare professioniste a non avere paura di sbagliare e candidarsi. Le competenze tecniche e la preparazione sono un tassello imprescindibile per qualunque percorso di crescita, ma non bastano, ad un certo punto bisogna alzare la mano! Il soffitto di cristallo è ancora lì, resistentissimo, anzi forse è più duro oggi, perché ci illudiamo che non ci sia e dunque fa più male quando ci sbattiamo contro. Importantissimo che le donne si facciano avanti nei settori tech sin nella fase della progettazione, strutturando team digitali eterogenei: il digitale riflette la realtà, ma rischia di amplificare le discriminazioni, se non é correttamente ed equamente rappresentata, ad esempio con i dovuti test di qualità sui dati. Formazione e consapevolezza sono strategiche nel percorso di inclusione: attivarci, uomini e donne, a un nuovo equilibrio, più bilanciato, dei carichi di cura in famiglia e dei ruoli decisionali nel lavoro, è l’unico modo per rendere la realtà lavorativa e familiare più sostenibile, anche nell’ottica di incentivare la natalità. Anni fa una collega americana mi raccontava che non reputava sostenibile per la sua carriera avere un secondo figlio, perché temeva di essere discriminata. Questa cosa è ancora attualissima purtroppo, c’é poco sostegno alla genitorialità (e non – solo - alla maternità). La tecnologia può aiutare in questo percorso culturale di leadership più inclusiva, perché riduce il tempo dedicato ai lavori ripetitivi, ad esempio, e consente maggiore flessibilità, di svolgere da remoto alcune attività estremamente qualificate. Questo andrebbe applicato a tutti: gli uomini potrebbero essere più presenti nella gestione dei carichi di cura, senza temere il “giudizio negativo” o la “discriminazione” a loro volta. In effetti, gli stereotipi non sono solo ai danni delle donne, come spesso si pensa, ma anche degli uomini alleati dell’inclusione. Alle giovani donne, dunque, suggerirei di avere coraggio, fiducia in loro stesse, farsi avanti, in sostanza: alzare la mano!