Paola Lanati

Imprenditrice e Business Angel.

08/04/2025

E’ tra le 100 donne di successo scelte da Forbes Italia nel 2024 per aver contribuito alla crescita, non solo economica, del nostro Paese. Sempre nel 2024 è tra le Inspiring Fifty, l’iniziativa europea che premia le donne che si sono distinte nel settore della tecnologia. Con Lionhealth ha vinto il premio Startup Competition 2024 di WomenX Impact Italia 2024.

Paola ti sei laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche. Come sei arrivata a questa scelta? Sei sempre stata attratta dalle materie STEM fin da piccola?

Mi sono laureata in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche perché, pur non volendo lavorare in farmacia come i miei genitori, sentivo il bisogno di mantenere un legame con la loro esperienza, percorrendo una strada mia. Il mio era un approccio razionale: volevo una laurea che mi permettesse di scegliere, che aprisse più possibilità. Ho fatto il liceo classico, ero piuttosto brava in tutte le materie, e alla fine ho deciso di investire sulla conoscenza della mia famiglia ma evolvendola in qualcosa di diverso. E così ho scelto un corso di studi che potesse coniugare scienza, impresa e indipendenza.

Dopo la laurea, hai iniziato a lavorare nel marketing in diverse multinazionali, in Bayer, Procter & Gamble, Manetti & Roberts, Astrazeneca. In seguito hai fondato diverse realtà di successo, come 3P Solution (provider di corsi ECM), MA Provider (società di consulenza in ambito market access). Ci puoi raccontare il tuo percorso lavorativo e come è nata la scelta di diventare imprenditrice?

La mia prima vita professionale è stata da manager in multinazionali. Tutto è iniziato grazie a una compagna di collegio universitario, Collegio Nuovo di Pavia, che mi ha suggerito di candidarmi per Procter & Gamble. Io non sapevo nemmeno cosa fosse, ma grazie a lei ho iniziato lì la mia carriera nel marketing. Quegli anni in Procter & Gamble sono stati una palestra straordinaria: un’esperienza che ha inciso profondamente sul mio percorso. A trent’anni ero dirigente in AstraZeneca, dove seguivo un business da oltre 200 milioni di euro di fatturato. Dopo un passaggio nel largo consumo, ho capito che volevo mettere a frutto la mia esperienza nel farmaceutico. Dopo 11 anni di multinazionali, la mia seconda vita è iniziata nel 2010, dopo una brutta esperienza professionale conclusa con un licenziamento. Una ferita che si è trasformata in rinascita: ho fondato da sola le mie prime due aziende – 3P Solution e MA Provider – senza finanziamenti, senza startup competition, semplicemente credendoci e lavorando duramente. In pochi anni sono arrivata a 70 persone e 14 milioni di fatturato. Ho venduto quando ho sentito che non stavo più imparando nulla, e mi sono reinventata ancora, con uno sguardo rivolto all’innovazione: perché oggi, nel nostro settore, l’innovazione arriva dalle startup. E così è iniziato il mio percorso da business angel.

Oggi sei Presidente del CdA di VIKIVI società benefit; founder e CEO di due startup e società benefit, Lionhealth e Indicon. Inoltre sei membro di “La carica delle 101” e di Angels4Women. Da qualche mese sei anche vicepresidente di Italian Angels for Biotech. Ci racconti cosa ami di più nel tuo lavoro e se hai ancora qualche progetto per il futuro, un sogno nel cassetto?

Dopo aver venduto il gruppo di società fondate nel 2021, ho avuto all’inizio la necessità di capire come indirizzare i miei sforzi e cosa fare dopo. Ho iniziato a investire in start up ma ho capito che quello che amo fare è costruire e sviluppare una nuova impresa mia. Per questo oggi concentro le mie energie su Lionhealth come imprenditrice e su IAB come attività no profit per aiutare le start up di lifescience. Il mio sogno e la mia ambizione è che Lionhealth società benefit arrivi a breakeven prima possibile non solo per il successo dell’azienda ma anche perché avremo raggiunto moltissimi pazienti a cui avremo migliorato lo stato nutrizionale.

Nella tua esperienza di studio o di lavoro, hai mai incontrato difficoltà in quanto donna? Secondo te, nel nostro Paese esistono ancora barriere che impediscono alle ragazze di avvicinarsi agli studi STEM o alle giovani donne di fare carriera in queste professioni? Cosa si potrebbe fare per migliorare le cose?

Ho avuto la fortuna di crescere in ambienti dove il merito contava davvero. In collegio, all’università, e il mio primo lavoro è stato in Procter & Gamble, un’azienda che selezionava una persona su cento, basandosi esclusivamente sulle competenze. Quell’approccio, molto vicino alla cultura americana, mi ha insegnato che non è il genere a fare la differenza, ma la capacità. Quando a trent’anni sono diventata dirigente in AstraZeneca, è stato grazie alla fiducia di un amministratore delegato americano. Credo che gli ambienti internazionali siano spesso più meritocratici di quelli italiani.

Per me la questione non è tanto quella delle quote, quanto quella del merito: Ceo si diventa perché si è i più preparati. Allo stesso tempo, però, riconosco quanto sia stato importante il sostegno di altre donne. Ho quasi sempre trovato solidarietà femminile (tranne un unico caso), e per questo cerco a mia volta di restituire, aiutando le giovani e chi sta iniziando oggi. Ma la solidarietà tra donne deve essere concreta, non solo dichiarata.

Penso che chi ha avuto successo abbia anche la responsabilità di aprire la strada agli altri. Non tutte le ragazze trovano contesti accoglienti: io stessa ho vissuto un’esperienza lavorativa difficile, ma un’altra donna mi ha teso la mano e mi ha offerto una nuova opportunità. È così che si costruisce una rete che fa la differenza.

Quanto al tema delle STEM, il problema va affrontato alla radice: nelle scuole. Ai miei tempi, le ragazze iscritte a Ingegneria erano pochissime, e purtroppo la situazione non è cambiata molto. Nel settore biotech, invece, c’è più equilibrio: oggi siamo vicini alla parità di genere. Ma resta un punto critico, soprattutto quando le donne entrano nel mondo del lavoro e decidono di costruire una famiglia il sistema deve aiutare. Io ho avuto mia figlia a 39 anni, ma tante donne sono costrette a lasciare il lavoro per mancanza di supporti. È qui che le aziende possono fare la differenza, con attenzione concreta e organizzazione. Noi cerchiamo di farlo, e credo sia un dovere per chi guida un’impresa.

Nel suo ruolo di business angel, incontra tante realtà in fase iniziale. Qual è il consiglio che si sente di dare a una ragazza che vorrebbe lanciare una startup o iniziare una propria attività, ma ha paura di non farcela?

Alle ragazze che vogliono lanciare una startup direi prima di tutto: non abbiate timore. Soprattutto, non siate timide nel chiedere. Le donne spesso sono più concrete, meno portate all’auto-promozione, e questo non sempre è premiato. Bisogna avere resilienza, perché all’inizio le cose non vanno quasi mai come ci si aspetta. Ma la determinazione è una qualità che alle donne non manca. E allora: credete in voi stesse, mostrate il vostro valore, non aspettate che qualcuno vi venga a cercare. Fatevi avanti.