Renata Pelati

CEO di C.D. Srl

CEO di C.D. Srl – distributrice del brand Gerard’s Cosmetic Culture

Responsabile Gruppo Tecnico Le Imprenditrici – Confindustria Brescia

Past President Nazionale – EWMD Italia

Il percorso di studi: com’è arrivata alla sua scelta? Fin da piccola si sentiva portata per le materie STEM? Cosa sognava di fare “da grande”?

Ho frequentato ragioneria e poi il DAMS, con il sogno di diventare giornalista, critica teatrale e cinematografica. La scelta di avere una figlia negli anni universitari ha cambiato le mie priorità: tornata a casa, ho deciso di lavorare con mio zio Gerardo Barbieri, fondatore di Gerard’s. Ho cambiato sogno, ma non la determinazione a lasciare un segno. Negli anni ho rilevato l’azienda, di cui oggi sono socia unica e CEO.

La scuola e la famiglia hanno sostenuto le sue scelte?

Ragioneria non è stata una mia decisione, ma quella della mia famiglia, orientata verso una scuola tecnica mentre io avrei preferito il liceo classico. Devo però ammettere che oggi, nel mio ruolo, quella formazione mi è stata utile: mi ha dato gli strumenti per dare un senso ai numeri aziendali.

Ci racconta il suo percorso professionale e i progetti per il futuro?

Sono entrata in azienda come impiegata e nei primi due anni ho lavorato in tutti i reparti: produzione, confezionamento, magazzino, amministrazione. Poi ho creato un ruolo che allora non esisteva, quello di export manager, aprendo i mercati esteri. Dopo dieci anni mio zio ha deciso di lasciare l’azienda e io l’ho rilevata, trasformandola dal settore profumeria a quello dell’estetica professionale. L’idea innovativa di proporre una cosmetica olistica si è rivelata vincente: abbiamo ampliato fatturato e presenza sul mercato. Oggi l’azienda conta 32 dipendenti interni, 26 agenti di commercio in Italia e 28 distributori esteri. Oggi mi occupo soprattutto di controllo di gestione. Per il futuro immagino di rallentare l’impegno diretto in azienda e dedicarmi ancora di più alle associazioni che danno spazio e voce alle donne nella vita politica, sociale ed economica, in Italia e all’estero.

Ha incontrato difficoltà come donna nel mondo dello studio o del lavoro?

Sì, difficoltà sottili, ma reali. All’università i leader dei movimenti studenteschi – che avrebbero dovuto essere i più progressisti – erano tutti uomini. Le ragazze venivano relegate a ruoli di supporto: ciclostilare, scrivere comunicati, fare riassunti. Io non ho mai accettato quel ruolo, ma era evidente la discriminazione.

Nel lavoro ho dovuto vincere la timidezza per entrare in riunioni tutte maschili e farmi ascoltare. All’inizio mi sentivo chiedere “dov’è il titolare?”, dando per scontato che fosse un uomo. L’essere la Proprietà mi ha aiutata, ma per tante professioniste e manager non è così: a distanza di quarant’anni queste dinamiche sono ancora presenti.

Secondo lei esistono ancora barriere per le ragazze che vogliono avvicinarsi alle STEM o fare carriera in questi ambiti?

Sì, le barriere ci sono, anche se spesso sono invisibili. Non riguarda solo l’accesso agli studi, ma gli stereotipi culturali che condizionano le scelte delle ragazze fin da piccole. L’idea che alcune professioni siano “più adatte” agli uomini è ancora radicata, e il mercato del lavoro non sempre offre pari opportunità di crescita.

Per migliorare la situazione serve un’azione su più fronti:

· Scuole che incoraggino le ragazze a sperimentarsi senza pregiudizi.

· Imprese che offrano veri percorsi di carriera.

· Istituzioni che sostengano la conciliazione vita-lavoro. Ma soprattutto serve un cambio culturale: non chiedere alle donne di adattarsi a modelli maschili, ma valorizzare la loro prospettiva anche nelle discipline STEM.

Un consiglio alle ragazze che amano le STEM ma hanno incertezze o timori?

Non lasciate che la paura condizioni le vostre scelte. I timori sono naturali, ma non devono diventare un ostacolo. Se c’è passione, coltivatela con coraggio: il mondo ha bisogno della vostra visione. Cercate mentori e modelli di riferimento, fate domande, siate curiose e non abbiate timore di chiedere aiuto. Ricordatevi che le competenze non hanno genere: ciò che conta è la preparazione, la determinazione e la capacità di guardare avanti con fiducia. Il futuro non si eredita, si costruisce.