Valeria Emanuelli è ingegnere civile e geologa, Direttrice Tecnica di un’impresa che si occupa di consolidamento e sicurezza del territorio. Con una doppia laurea, esperienza sul campo e una forte etica del lavoro, ha saputo farsi spazio in un settore ancora a prevalenza maschile, guidando cantieri, progetti e persone. È una professionista appassionata e determinata, che unisce competenza tecnica, visione e impegno sociale. Un esempio concreto di leadership femminile che lascia il segno.
Valeria, il suo percorso formativo è particolarmente ricco: una laurea in Ingegneria Civile e successivamente una laurea magistrale in Geologia e Territorio. Quando ha capito che le discipline STEM sarebbero state la sua strada? È sempre stata attratta da queste materie fin da piccola?
Non posso rispondere con assoluta certezza a questa domanda perché da bambina, come molte mie coetanee, mi piaceva giocare con le bambole: mi ricordo in particolare con le Barbie di cui adoravo soprattutto i vestiti. Devo dire, però, che sono sempre stata curiosa nei confronti di quello che mi circondava e potevo passare da un pomeriggio di gioco con le bambole, ad un altro in cui tra macchinine e mattoncini delle costruzioni potevo trascorrere altrettanto tempo. Una maggiore consapevolezza l’ho acquisita verso l’adolescenza. Al momento di decidere quale istituto superiore avrei voluto frequentare, non ho avuto dubbi: il liceo scientifico, perché in fondo mi sentivo più invogliata a studiare materie scientifiche anziché umanistiche.
Penso comunque che le prime non debbano assolutamente escludere le seconde e viceversa: l’importanza degli studi umanistici e della cultura classica più in generale sono fondamentali nella formazione dell’individuo e ci aiutano, indipendentemente da sesso, etnia e provenienza, ad acquisire maggiore consapevolezza di noi stessi e a maturare un maggior senso civico, fornendoci strumenti indispensabili per meglio analizzare gli eventi intorno a noi.
Sono grata alla mia famiglia che mi ha permesso, incoraggiandomi e sostenendomi economicamente, di studiare, viaggiare ed approfondire in età giovanile i miei interessi.
Dopo la laurea ha maturato esperienze sia accademiche che sul campo, in Italia e all’estero, fino a diventare Direttrice Tecnica dell’impresa di famiglia e libera professionista. Ci racconta il suo percorso e di cosa si occupa oggi?
Il mio percorso è stato influenzato dall’attività di famiglia, che opera nel settore delle costruzioni ed in particolare delle fondazioni speciali e della messa in sicurezza del territorio dal rischio idrogeologico. Nonostante questo, una volta intrapreso il mio percorso, non me ne sono mai pentita: sono stata fortunata perché credo che sia coinciso con le mie attitudini personali.
Dopo qualche esperienza lavorativa principalmente presso società di ingegneria, ho intrapreso la mia carriera nell’impresa familiare, che tra l’altro oggi, con la cessione di quote, è entrata in un giro di business più grande nello stesso ambito lavorativo. Il mio ruolo attuale è quello di Direttrice tecnica e come tale mi occupo della direzione dei nostri cantieri, dividendo il mio tempo tra la loro organizzazione ed ispezione e il lavoro d’ufficio. Come ingegnere e geologo svolgo anche un’attività di libero professionista principalmente nella mia provincia di appartenenza.
Tra cantieri, progettazione e analisi geotecniche, cosa ama di più del suo lavoro? C’è un progetto a cui tiene particolarmente o un sogno professionale che le piacerebbe realizzare?
Del mio lavoro amo prettamente la parte operativa. Mi ha sempre affascinato essere coinvolta dalle dinamiche di un cantiere: le sfide che la realizzazione di un’opera, anche semplice, implicano, le problematiche che possono sorgere e la loro risoluzione. Lavorare a contatto con diverse professionalità, con i nostri ragazzi, tutti accumunati da un unico obiettivo: quello di realizzare un’opera che sappiamo ci sopravviverà.
Non ho un sogno particolare. Mi auguro per il futuro di essere all’altezza delle sfide che mi si presenteranno, mantenendo una certa curiosità ed uno spirito aperto anche al cambiamento.
C’è un libro, un film o una figura che l’ha ispirata nel suo percorso, professionale o umano?
Sicuramente ci sono stati insegnanti che per dedizione, umanità ed intelligenza hanno contribuito ad ispirarmi e non solo a formarmi da un punto di vista didattico: dalle scuole medie, passando per le superiori fino all’università. Sicuramente il fatto che tutte le donne della mia vita, bisnonne comprese, abbiano sempre lavorato e siano sempre state un riferimento per la famiglia, mi rendo conto oggi, siano state di per sé un grande esempio.
Il lavoro non è certamente tutto nella vita ma nemmeno un mero e solo mezzo di sostentamento: è un’opportunità di espressione, un modo per avere un ruolo nella società e contribuirne al corretto funzionamento.
“Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen penso possa ancora oggi far riflettere e ci sono film che parlano di eroine reali tutte femminili che possono ispirare: “Erin Brockovich: forte come la verità”, secondo me può essere un esempio.
Quando pensa a ciò che la fa sentire davvero realizzata, qual è la prima immagine che le viene in mente?
Una donna dallo sguardo intelligente che sorride: penso che non ci sia niente di più bello. Penso che si debba sempre avere una visione generale della propria vita. La felicità è relativa a singoli momenti: quello che conta è essere soddisfatti, sapere che comunque vanno le cose abbiamo fatto del nostro meglio, sul lavoro come in ogni ambito del vissuto. Non è sempre facile.
C’è qualcosa che ha imparato solo “sul campo” e che nessun libro avrebbe potuto insegnarle?
Operativamente, nella risoluzione pratica dei problemi molto. Nei rapporti umani, fondamentali per la riuscita di un buon lavoro, tutto. Nessun libro può insegnarti come vivere. Un cantiere può essere emblematico della vita: in un cantiere siamo tutti utili e tutti dobbiamo collaborare per raggiungere un obiettivo comune.
In passato ha partecipato come studentessa ambasciatrice al G8 University Summit e come rappresentante al Prix Italia: che impatto hanno avuto queste esperienze sulla sua consapevolezza e visione del futuro?
Fanno parte di quel bagaglio culturale che porto con me, che mi ha aiutato ad ampliare i miei orizzonti conoscendo persone in ambiti culturali e lavorativi diversi da quelli legati alla mia formazione specifica. E’ fondamentale fare esperienze di vita, soprattutto in età giovanile. Io in questo mi ritengo particolarmente fortunata.
In un settore ancora fortemente maschile, ha mai incontrato ostacoli legati al genere? Penso per esempio al suo ruolo di Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori Edili di Alessandria, ha mai dovuto faticare più degli altri per farsi ascoltare?
In ambito lavorativo talvolta sì. Non saprei dire se per questioni di età o di genere o entrambi o a causa del mio carattere. Posso però affermare che talvolta, a parità di competenze, ho percepito di dover dimostrare di essere più preparata rispetto ai miei colleghi, per essere presa nella giusta considerazione. Lì per lì può suscitare sentimenti negativi ma aiuta a formare il carattere.
In ambito associativo ormai tante sono le ragazze e le donne che hanno ruoli apicali nelle aziende e che ricoprono ruoli di rappresentanza. Ho conosciuto donne preparate, con una visione e una forte passione per il proprio lavoro, nonché una forte etica professionale, per maggiore sensibilità verso temi come la sicurezza e il welfare aziendale. Non credo di aver faticato più di altri per farmi ascoltare in quel contesto, quando è stato il momento.
A suo avviso, esistono ancora oggi in Italia barriere culturali o strutturali che ostacolano l’accesso delle ragazze alle discipline STEM o la loro crescita professionale in questi ambiti? Cosa si potrebbe fare, concretamente, per cambiare le cose?
Penso di sì. E’ fondamentale che nelle scuole fin dalle elementari passi un messaggio diverso, che deve coinvolgere anche le famiglie. In famiglia e a scuola, adulti, bambini e ragazzi devono prima di tutto imparare il rispetto reciproco: questo è secondo me il passaggio più importante. Concretamente, Steamiamoci, con le sue iniziative e i suoi volontari, è un esempio di cosa possiamo fare per migliorare la società in cui viviamo. Sono dell’avviso che anche i mondi dell’informazione e del marketing debbano fare la loro parte: promuovere esempi positivi di uomini e donne e non stereotipi.
Mi piacerebbe che in tutti gli ambiti della società si parlasse di merito. Una società davvero meritocratica sarebbe una società più equa, che vedrebbe assottigliarsi anche il gap di genere. In questo la politica ha una grande responsabilità così come le aziende.
Fare impresa ha sempre significato avere una responsabilità sociale: oggi tale responsabilità significa anche mettere in atto scelte in grado di scardinare davvero queste barriere.
Il suo impegno in ANCE, Confindustria, Rotary e nei progetti scolastici dimostra una forte attenzione alle nuove generazioni. Che consiglio darebbe a una ragazza appassionata di scienza, ingegneria o geologia ma ancora incerta sul proprio futuro?
Imparare a conoscere sé stesse, lavorare sodo, ridere spesso e pensare con la propria testa. Lo scrive anche Michelle Obama nel suo libro “Becoming. La mia storia”.